Monti “bleffa” ancora. Volano le addizionali Irpef (+50% dal 2010). Uno studio di Confesercenti svela l’inganno che si nasconde dietro la politica dei tagli del governo

il “metodo” Monti

Il professore bleffa ancora e i numeri lo smascherano nel modo più spietato. Dietro ai tagli della spending review si nascondono nuove tasse per 1,9 miliardi. È questa la denuncia contenuta in uno studio di Confesercenti, reso noto il 4 agosto.

Le nuove imposte, secondo l’associazione di categoria, derivano dall’aumento «strisciante» delle addizionali dell’Irpef, cresciute negli ultimi mesi di quasi 6 miliardi di euro. L’impennata, rispetto al 2010, supera il 50%.

Per una famiglia media questo significa 560 euro da versare al fisco (210 in più rispetto al 2010), da sommare all’Imu, alla tassa di soggiorno, all’Iva. Già nel 2010 le addizionali avevano raggiunto 350 euro a nucleo famigliare. Poi la manovra di agosto 2011 ha gonfiato le tasse comunali di 1,7 miliardi e il decreto salva-Italia di dicembre ha fatto lo stesso con quelle regionali per ulteriori 2,1 miliardi.

Ora, un emendamento alla spending review permette alle otto Regioni in deficit sanitario di anticipare al gennaio 2013 l’aumento di 0,6 punti dell’addizionale già previsto per il 2014.
È una misura che, da sola, vale quasi 2 miliardi e che colpirà, a partire dalla prossima settimana (6-12 agosto, ndr) con l’approvazione della spending review, 18 milioni di cittadini tra Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Sicilia, Calabria, Piemonte e Puglia.

«Le Regioni interessate non potranno non utilizzare l’opportunità loro offerta, che rappresenta l’ennesimo intervento depressivo sull’economia e sul potere d’acquisto delle famiglie», ha osservato Confesercenti sottolineando come gli ultimi interventi sulle addizionali porteranno a un aumento di quasi mezzo punto della pressione fiscale. Al momento quella ‘ufficiale’ è vicina al 46% ed è la terza più alta in Europa, dopo quella di Danimarca e Svezia.
«Anche la spending review diventa occasione per aumentare le imposte. È davvero il colmo», ha commentato Confesercenti. Inoltre «a pagare il peso degli aumenti sono soprattutto i territori più poveri», ha continuato l’associazione.

L’addizionale regionale pagata in Sicilia, Calabria e Molise (2,63%) sarà oltre il doppio (+114%) di quella di Trentino, Friuli, Veneto, Val d’Aosta e Toscana (1,23%). A parità di reddito, per esempio 30 mila euro, un contribuente calabrese dovrà pagare 789 euro (di cui 180 per la spending review) mentre un trentino 369 euro.

E le distorsioni aumentano se si considerano anche le addizionali comunali. In questo caso è a Catanzaro il top del prelievo con 1029 euro dovuti a Comune e Regione (lo 3,43%) a fronte di un reddito-tipo di 30 mila euro.

Sono vicine al saccheggio, per Confesercenti, pure Roma (969 euro, il 3,23), Napoli e Palermo (939 euro in entrambe, il 3,13%). Mentre a Bolzano o Firenze pagheranno meno della metà, 429 euro (l’1,43%).

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