Il presidente del Consiglio contesta la manovra da 2,5 milioni ipotizzata da D’Urso: “e come mai la Giunta non informa i taorminesi che secondo il rendiconto 2011 il Comune è nell’anticamera del dissesto finanziario?”

Eugenio Raneri

Il possibile aumento dell’Imu per ripianare il debito comunale “infiamma” un’estate già torrida a Taormina. Il bilancio da approvare entro il 31 agosto ma non ancora esitato nemmeno in Giunta e la possibile “stangata” Imu (su seconda casa, alberghi ed esercizi commerciali) agitano il clima a Palazzo dei Giurati.

Il presidente del Consiglio comunale, Eugenio Raneri, fa capire che l’assemblea potrebbe sbarrare la strada alla manovra estiva da 2,5 milioni di euro prospettata dall’assessore Fabio D’Urso attraverso l’innalzamento dell’aliquota sulla seconda casa. Raneri svela, in particolare, che il Comune è ad un passo dal dissesto e c’è già un atto che certifica questo pericolo concreto.

“Ancora una volta il Comune – afferma Raneri – sta rischiando la nomina di un commissario regionale, come già avvenuto per il rendiconto 2011. Non capisco come il sindaco e la Giunta non abbiano detto nulla sino ad oggi in sede politica e ai cittadini sulle risultanze proprio del rendiconto 2011 che danno per la prima volta nella storia di questa città il Comune di Taormina “ente strutturalmente deficitario”.

Quest’ultima espressione significa, insomma, che la casa municipale taorminese è avviata concretamente verso il dissesto finanziario? Raneri a tal riguardo ha risposto: “questo lo dica la Giunta, non spetta a me farlo. Del resto la definizione di quella frase la si può facilmente ricavare dal decreto legislativo 267/2000 che chiarisce a cosa si va incontro in questo caso nei Comuni che non rispettano alcuni parametri ed intraprendono appunto quella che è l’anticamera del dissesto finanziario”.

“La Giunta – dichiara Raneri – intende proporre, stando a quanto dichiarato dall’assessore D’Urso, due mosse per ripianare il bilancio: la vendita dei beni e l’aumento dell’Imu. Sull’Imu vorrei ricordare che in Italia la pressione fiscale ha già raggiunto 55%. E’ troppo facile pensare di risanare i debiti del Comune con i soldi dei cittadini attraverso una manovra da 2,5 milioni di euro in piena estate e in un momento di crisi economica. Immaginiamo quali risvolti potrebbe avere una imposizione del genere sugli operatori economici e i residenti. Inoltre, come detto, l’assessore ha ipotizzato una vendita di beni per recuperare 5 milioni da destinare al lodo Impregilo, se il Comune soccomberà nel riconoscimento di un decreto ingiuntivo. A questo punto chiedo al sindaco di chiarire perché non abbia provveduto ad oggi alla nomina del componente della commissione di collaudo inerente Impregilo, nonostante sia stato sollecitato dagli avvocati che difendono il Comune e dalla direzione dei lavori ed anche da me. Da questo passaggio fondamentale il Comune potrebbe infatti quantificare il dare-avere con Impregilo e presentare la propria richiesta di risarcimento danni (si parla di una possibile contro-richiesta del Comune ad Impregilo di 40 milioni). Se le strategie sono altre ce le spieghino sindaco e assessore al Contenzioso”.

“Sul quadro economico complessivo di grande difficoltà che vive il Comune di Taormina – conclude il presidente del Consiglio – serve una riflessione da parte di tutti i consiglieri comunali. Bisognerà ponderare i ragionamenti e come si vuole affrontare la situazione, che non è dovuta certamente soltanto a questa Amministrazione ma sulla quale non si può più sbagliare. Ed è arrivato il momento di esporsi, per quanti aspirano a rappresentare nei prossimi anni la cosa pubblica e chiarire le strategie per evitare il dissesto”.

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