Dopo 400 giorni di detenzione l’ex agente dei vip ha perso 50 kg. “Lele non c’è più, torno ad essere Gabriele”

Lele Mora

Dimagrito in modo impressionante di oltre 50 kg, capelli radi, ma molto più lunghi di prima, barba incolta, l’espressione provata, ma allo stesso tempo molto diversa da quella che traspariva dalle immagini solo di qualche mese fa: sembra davvero irriconoscibile, un’altra persona, il Lele Mora ritratto nelle prime foto fuori dal carcere dell’ex agente dei vip.

Le immagini sono state pubblicate in esclusiva da Social Channel , e negli scatti in questione Mora è ritratto mentre si dirige in un bar di Milano per fare colazione. Con lui, ad accompagnarlo, i figli Mirko e Diana. Il look è sportivo: polo nera, jeans e scarpe da ginnastica. In mano il cellulare, gli occhiali appesi alla maglietta.

Lele Mora è uscito di prigione tre giorni fa dopo un anno e due mesi di detenzione: una consulenza medica ne aveva evidenziato il grave stress psicofisico, e il giudice di sorveglianza di Milano ha accolto l’istanza della difesa. E dalle prime foto il talent scout appare un altro.

Le fotografie che hanno riempito le pagine dei giornali di gossip e che lo ritraevano adagiato come un pascià tra i cuscini o mollemente seduto su poltrone in stile barocco o circondato da ragazze, sembrano un ricordo lontano: «Quella foto non mi ha mai rappresentato, non ero io, fu uno scatto rubato», ha dichiarato oggi in un’intervista proprio riferendosi alla fotografia sul sofà tra i cuscini.

E anche dall’ultima intervista emerge un uomo cambiato: “Il carcere mi ha fatto capire tante cose, ad esempio che avevo tolto le carezze ai miei figli per darle a chi non le meritava. La prigione – dice l’ex agente dei vip – mi ha aiutato a riscoprire le cose importanti della vita che poi sono quelle che conoscono le persone semplici”.

Ed ancora: “Voglio chiedere scusa a tutti, senza se e senza ma, ho affrontato tutto ciò che c’era da affrontare. Non ho paura. A un certo punto bisogna saper essere uomini, e io credo di esserlo stato”.

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