I governi puntano su “iniezioni” di liquidità ma servono soltanto a tamponare l’emergenza. Una schiarita non va confusa con la fine del temporale. Ora c’è da capire quali conseguenze lascerà sul campo questo momento buio 

l’Euro sempre più a rischio

“Monti ha annunciato almeno altre 3 volte che la crisi era finita, che eravamo usciti dal tunnel, evidentemente ci troviamo su qualcosa di simile al tratto Firenze – Bologna, al valico appenninico, dove finito un tunnel ne comincia subito dopo un altro… In realtà, ad eccezione di qualche periodo di tregua, dal 2007 ad oggi la crisi non è mai finita e minaccia di durare ancora molto a lungo”. Lo afferma Aldo Giannluci, ricercatore di Storia contemporanea presso la facoltà di Scienze politiche dell’Università statale di Milano.

“Qui noi scambiamo le schiarite per la fine di un temporale, ma è tipico dell’estate il fatto che ci siano schiarite momentanee e temporali improvvisi. La Bundesbank ha avvertito la Bce. I tedeschi non si fidano granché dell’italiano Draghi”.

“Draghi non conta granché da questo punto di vista, perché comunque l’azionista di riferimento sono i tedeschi, su questo non c’è dubbio. Chi ha la cassa in mano, chi tiene i cordoni della borsa e può soccorrere gli altri è il blocco del nord che è strettamente riunito intorno a tedeschi, olandesi, finlandesi… Dunque, sotto questo profilo, Draghi può fare solo fino a un certo punto. Il problema è che la Bundesbank ha una sua cultura estremamente radicata, secondo me estremamente sbagliata, per la quale non esiste la possibilità di fare un certo tipo di politica monetaria. I tedeschi hanno l’incubo dell’inflazione, nel loro Dna lo shock della repubblica di Weimar è rimasto molto impresso e ha prodotto una cultura economica che si riflette nelle decisioni della Bundesbank. Intanto la disoccupazione continua a crescere….”

“Il problema non è solo italiano, ma generale: siamo nel pieno di una crisi grave e di lunga durata che, sebbene sia stata innescata dalla finanza, ha il suo fulcro essenzialmente nell’economia reale, nei bassi tassi di occupazione che ovviamente si riflettono con un rallentamento dei consumi che a sua volta fa profilare lo spettro della deflazione. Questo ormai è un dato col quale dobbiamo confrontarci.

Il guaio è che la convinzione delle banche centrali e di tutti i governi, a cominciare da quello italiano, è che la crisi si tampona con iniezioni di liquidità, perché l’unica crisi che loro vedono e capiscono è la crisi della finanza, dunque ritengono che una volta rimessa in moto la finanza l’economia reale riprenderà a marciare. In realtà non è così, perché le iniezioni di liquidità riescono a ottenere solo un effetto momentaneo, sintomatico, tuttavia siccome non si riprende l’economia reale, la stessa finanza ritorna immediatamente dopo a chiedere ulteriori iniezioni di liquidità che naturalmente non verranno poi investite nell’economia reale e così il circolo vizioso è completo e andiamo avanti.

“Ho scritto un libro, “2012, la grande crisi”, cui ha fatto seguito l’altro, “Uscire dalla crisi è possibile”, in cui indico le possibili vie di uscita che partono da un’idea: siamo entrati in un triennio di fuoco 2012/2013/2014 nel quale corriamo il rischio veramente di un crack mondiale. il problema è come ne usciremo: certo in qualche modo finisce tutto, anche le guerre finiscono, però nulla finisce da sé e tutto lascia delle conseguenze. La situazione, così come si sta profilando, ci induce a pensare che i danni saranno molti, che i cocci saranno tantissimi e dovremo in qualche modo misurarci con una ricostruzione molto difficile, sperando che tutto questo non sbocchi in un conflitto generalizzato”.

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