Lettera aperta al direttore generale Rai, Luigi Gubitosi: “l’occasione propizia per compiere l’autentico percorso di liberazione e progresso nel nostro servizio pubblico”

Luigi Gubitosi

Recentemente ella, fornendo la relativa e-mail, ha espresso l’esigenza di ricevere proposte e indicazioni relative al suo complesso mandato, promettendo di rispondere a ciascuno dei proponenti.

In qualità di cittadino socialmente impegnato, di ingegnere ed ex-dirigente RAI per 35 anni, di conoscitore della materia e dei fattori – costituzionali, sociali, economici, giuridici ,tecnologici e professionali- che la caratterizzano, le trasmetto questa lettera, nel tentativo di soddisfare la sua esigenza informativa.

Come ella sa, logiche e competenze commerciali o finanziarie non hanno alcuna parentela con il prodotto, la natura, il ruolo , l’organizzazione, le professionalità , il funzionamento di un servizio pubblico radioTV.

Un servizio di preminente interesse generale – disciplinato da norme (Cost.art.21 e 43) e sentenze costituzio- nali finora disattese e stravolte- che ha un impatto decisivo sulla cultura politica e conoscitiva di tutti i cittadini , sui loro comportamenti quotidiani, sul grado di sviluppo e di civiltà di una democrazia delegata.

Da questa impostazione generale , sempre più violentata, discendono conseguenze sociali ed aziendali decisive, in termini di diritti, di pluralismo, di trasparenza, di descrizione della realtà e delle sue dinamiche conflittuali, di centralità e qualità del servizio pubblico, di tutela degli interessi dei cittadini e delle professio- nalità impiegate, di identità e legittimazione di ogni servizio pubblico radiotelevisivo (nel mondo).

Queste conseguenze postulano assetti decisionali, organizzativi, produttivi ed espressivi , indicati in dettaglio nei miei scritti ultradecennali, che può trovare su tre siti web: Forumdac.it, Pickline.it e Blogtaormina.

Queste idee ho esposto nel mio ultimo libro del 2003 “Diritto a comunicare e sovranità popolare” ed.Frilli (disponibile nella biblioteca RAI), in audiovisivi,video e documenti presentati in pubblico. Gli uditori, conosciuta la realtà del settore sempre taciuta, si meravigliano che le mie proposte, anche logiche ed elementari, non trovino riscontro nei partiti e nei media di massa.
Per brevità, senza entrare nel merito, mi limito ad indicare alcune linee-guida, che a mio avviso, dovrebbero caratterizzare una conduzione RAI di rispetto costituzionale e sociale.

1.Autonomia espressiva e gestionale della RAI dal governo, dai partiti e dai poteri dominanti.Significa norme antilottizzatorie, statuto di autonomia espressiva e gestionale, riduzione del potere e dei privilegi di giornalisti e collaboratori, rivalutazione di professionalità e lavoro interno, assunzione di personale per concorso , rappresentazione della realtà e dei conflitti sociali e culturali, nei TG come nei programmi. Autonomia significa anche criticare le falle e le omissioni delle cosiddette “ Autorità di garanzia”

2.Eliminare ogni sudditanza RAI rispetto ai monopolisti commerciali privati : Mediaset in primo luogo. L’equiparazione tra servizio pubblico e servizi privati in concessione è anticostituzionale .

Usando le sue reti la RAI deve smontare tutte le menzogne interessate e gli inganni incontrastati che riguardano tutti gli aspetti del sistema radioTV e della RAI : il canone radiotelevisivo, le frequenze, la pubblicità, la pay TV, le risorse e gli obblighi di concessione, i costi, la qualità di servizi e programmi offerti.

Si tratta di falsità diffuse negli stessi programmi della RAI, alle quali non si oppone mai rettifica. L’indice di gradimento di TG e programmi deve essere reintrodotto: ella ,se vuole, può adottarlo in RAI e diffonderlo.

La cessione delle reti di trasmissione RAI è improponibile per una società di radiodiffusione nazionale.

3. Rispetto delle scadenze contrattuali per tecnici, operai ed impiegati; riduzione degli appalti, del numero di collaboratori e consulenti; riduzione delle forbice salariale interna; spazio a sindacati ed associazioni rappresentative che rivendicano la centralità e la qualità dell’offerta RAI. Le sedute del CdA RAI e della Commissione parlamentare di vigilanza debbono essere pubbliche ed accessibili da chiunque. Il monopolio dei giornalisti sull’informazione pubblica e sulla RAI è anticostituzionale (Cost.art.21).

4. Usare la RAI ed i suoi programmi per formare una conoscenza corretta delle tecniche, dei problemi e delle caratteristiche dei sistemi radiodiffusi e telematici, secondo l’ottica e gli interessi dei cittadini-utenti.

Cioè difendere gli utenti dalla arroganza e dai raggiri di tutti i gestori commerciali. Un esempio per tutti: i danni da elettrosmog che segnali radioelettrici, non pianificati o controllati, inducono su adulti e bambini. Radiodiffusione e telecomunicazioni sono settori che richiedono professionalità tecnologiche elevate, non è accettabile che esse non stiano mai nel CdA RAI.

5. Indurre nella società italiana la consapevolezza che la informazione e la comunicazione, anche quella dei gestori privati in concessione, ha precisi vincoli costituzionali, in quanto strumento unico di partecipa- pazione e di esercizio della sovranità popolare, asse portante della nostra Costituzione. La RAI dovrebbe proporre una Carta dei diritti informativi e comunicativi dei cittadini-utenti, cui adeguare la sua offerta.

Le linee guida qui indicate riguardano la RAI, ma anche il settore radiotelevisivo e telematico nel quale essa opera. Il DG RAI ha i poteri per applicarle in azienda e l’autorità per pretenderle nel sistema, da governanti, autorità di garanzia, partiti , sindacati, Regioni ed Enti locali, visto che la RAI opera su base regionale.

Partiti ed Istituzioni hanno bisogno assoluto di comparire in RAI, perciò non possono ignorare la sua sorte.

Spero che questa breve lettera sia sufficiente a esemplificare un impianto teorico e pratico molto più lungo e più completo che puo’ trovare nei riferimenti indicati. Mi auguro anche di avere risposte adeguate, non solo a parole, ma con le decisioni e le azioni che seguiranno.

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