Riforma elettorale, intesa tra Berlusconi e Bersani. Ma c’è ancora di mezzo agosto e tutto potrebbe cambiare

Pierluigi Bersani e Silvio Berlusconi

Nonostante le dichiarazioni ufficiali – che sembrano disegnare il solito muro contro muro – una via di intesa tra Pdl e Pd sulla riforma elettorale c’è già. L’intesa è stata raggiunta. A patto, questa è la condizione del Pdl, o meglio di Silvio Berlusconi, che l’iter legislativo della riforma elettorale non cominci prima di settembre.

L’obiettivo è evitare il voto anticipato, che il Cavaliere vede come fumo negli occhi. Ma anche tra i bersaniani non c’è tanta voglia di andare alle urne in autunno. Quindi questo ostacolo è ormai superato.

Il compromesso sui cui si sta lavorando, e che potrebbe essere quello definitivo, prevede un dignitoso pareggio per i due concorrenti, Pdl e Pd. Il partito di Berlusconi cede sulle preferenze, accettando che due terzi degli eletti siano scelti attraverso collegi uninominali. Come chiedeva il Pd. Mentre un terzo dei parlamentari (i fortunati) saranno eletti in liste bloccate su base proporzionale. Condizione, quest’ultima, che va bene a tutti.

Il Pd, a sua volta, cede sul premio di maggioranza. Che non andrà alla coalizione, come volevano i democratici, ma al partito, come chiedeva il Pdl e anche l’Udc. Dunque, ognuno correrà per suo conto. E il governo si deciderà dopo.

La base dell’intero sistema sarà proporzionale. Il premio di maggioranza sarà al 10%. E ci sarà una soglia di sbarramento al 5% (probabilmente con la clausola, in funzione leghista, che chi supera questo limite in almeno una Regione è salvo).

È quindi è fatta? Tra il dire e il fare c’è ancora di mezzo agosto. E in politica un mese è un’eternità. Ma nei corridoi del Senato giurano che, se c’è la buona volontà, l’accordo è fatto. Vedremo se alla fine sarà davvero così.

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