Il governo dichiara che l’opera non rientra più nelle priorità ma, intanto, si stanno riprogettando i siti di discarica e viene predisposta la procedura di Via

il progetto del Ponte sullo Stretto

Il Ponte? Non si farà più, è stato bocciato, non ci sono più i soldi. La storia è finita. Anzi no. L’iter per i lavori è in corso eccome, come prima e più di prima.

Non ci credete? Allora ricapitoliamo. Il ministro Corrado Passera – e non soltanto lui tra gli esponenti del governo Monti – ha affermato che “il progetto Ponte sullo Stretto non è prioritario e non rientra nei programmi dell`esecutivo”. Eppure, nonostante i tagli da macelleria sociale e la spending review che sta mettendo sul piede di guerra diversi enti locali, la Stretto di Messina continua come se nulla fosse a riprogettare i siti di discarica e predisporre la relativa procedura di “Via”.

È un paradosso, eppure dopo le diverse prese di posizione a ribadire la non priorità o addirittura l`inutilità del Ponte, non solo provenienti dal Governo ‘tecnico` ma ormai diffuse in tutti i gruppi parlamentari, l’iter prosegue. Si assiste al tentativo di rilancio del programma, o almeno della sua eterna sopravvivenza.

Soprattutto gli ambientalisti chiedono la chiusura definitiva del programma, tenendo anche conto che il progetto risulterebbe “carente in più punti, inattuabile per i costi, l`impatto ambientale e la scarsa fattibilità; lo stesso non rientra nei piani del presente esecutivo ed è avversato o malvisto dalla gran parte del quadro politico”; la Stretto di Messina ha speso in 40 anni circa mezzo miliardo di euro, soprattutto in progettazioni e studi, non arrivando neppure a dimostrare la fattibilità certa del progetto, ma evidenziandone sicuramente le enormità critiche, in termini di inutilità e impatti; alcune spese anche non secondarie non figurano più nel bilancio ufficiale, come i quasi 120 milioni di euro spesi fino al 1989 o il ‘contributo` di alcuni milioni di euro concesso qualche anno fa alla fantomatica costituenda Università Privata ‘Ranieri` di Villa San Giovanni, che poi è finita nel nulla, senza che si avesse più alcuna notizia in merito a tale finanziamento.

Per non parlare degli stessi costi della Variante di Cannitello: la gestione RFI-Regione Calabria aveva preventivato il rifacimento di 5 km di linea attraverso la spesa di 26 milioni di euro, mentre con la stessa somma la Stretto di Messina ha realizzato i lavori dell`unico chilometro rifatto, decuplicando perciò i costi.

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