Per fare profitti i vari istituti di credito sfruttano la politica e i paradisi fiscali: così ostacolano la lotta all’evasione e mettono in crisi le economie mondiali

le banche speculano sulla crisi

Per la societá moderna, nulla é diventato piú devastante delle banche. La minaccia nucleare rimane solo una minaccia mentre quella delle banche é diventato un pericolo.

Riassumiamo i pericoli generati dalle banche:

*Con i soldi dei risparmiatori le banche hanno speculato su prodotti finanziari tossici, perdendo molti fondi e rimanendo a corto di liquiditá. Questo vuol dire che non possono fare prestiti e quindi hanno bloccato il ciclo produttivo industriale.

*Per poter agire con imprudenza, le banche hanno corrotto il sistema politico.

*Per far fronte a possibili ritiri dei risparmi, le banche stanno premendo per il rientro dei prestiti sovrani (agli stati). I paesi indebitati (specialmente Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda e Italia) che non possono onorare le scadenze dei pagamenti, sono costretti a fare enormi tagli, riducendo cosí la crescita, facendo aumentare il debito pubblico, causando disoccupazione e peggiorando la qualitá della vita.

*Per generare profitti le banche si affidano alle loro sedi nei paradisi fiscali, con depositi che sono frutto di evasione, riciclaggio e fondi neri. Pertanto le banche ostacolano la lotta all’evasione, creando ulteriore danno alle varie economie. Non solo, con i paradisi fiscali le banche facilitano la criminalitá organizzata.

Per far fronte alla carenza di liquiditá, negli ultimi quattro anni, alle banche americane ed europee gli stati hanno stanziato oltre 4.400 miliardi di dollari di aiuti. Da tener presente che “Rge Monitor” del Roubini Global Economic Service, stima le attuali perdite delle sole banche Usa a 3.600 miliardi di dollari.

Ma il problema principale é che, secondo Phil Angelides, ex Ministro del Tesoro dello stato della California, sul mercato internazionale girano oltre 600.000 miliardi di dollari in derivati, molti dei quali tossici. Le banche americane ne hanno in pancia circa 300.000 miliardi, l’80% é detenuto da 5 banche Usa.

Gli aiuti, poi sono soldi pubblici che, come si é visto ultimamente, le banche non hanno immesso nel circuito produttivo industriale (prestiti), ma bensí hanno usato per speculare ulteriormente con i derivati, che non sono regolamentati, molti dei quali tossici.

Questo é stato permesso poiché le banche hanno in mano il potere politico; solamente rinnovando quest’ultimo si puó sperare in un cambiamento che vada a salvaguardia di tutto il sistema economico e finanziario internazionale.

Riguardo alla questione dei paradisi fiscali: 47 sparsi in tutto il mondo che, secondo l’organizzazione inglese Tax Justice Network (Tjn), hanno accumulato depositi di 21.000 miliardi. Fondi sottratti al fisco, frutto di riciclaggio o fondi neri spesso usati per pagare tangenti.

Nel rapporto “The Price of Off-shore Revisited” redatto per conto della Tjn dall’ex economista della McKinsey, James Henry, si fa notare che le tre principali banche coinvolte nel trasferimento di fondi nei paradisi fiscali sono: Ubs, Credite Suisse (entrambe svizzere) e Goldman Sachs (Usa).

Eliminando i paradisi fiscali gli stati recupererebbero oltre 6.300 miliardi, e si riuscirebbe a punire realisticamente la criminalitá organizzata.

Pertanto un sistema politico non assoldato alle banche dovrebbe richiedere che:

*Le banche con filiali ai paradisi fiscali non ricevano autorizzazioni ad operare nei loro territori.

* Le banche non possano speculare con i soldi dei risparmiatori.

* In caso di fallimento di una banca, gli aiuti pubblici vadano direttamente ai risparmiatori e non alla banca.

* Il sistema bancario sia rigorosamente regolamentato.

© Riproduzione Riservata

Commenti