Gli esclusi dalle liste e quelli che si candideranno senza arrivare al seggio: sarà notte fonda per gli “adepti” di Arcore. Molti sono ancora in bilico e tentano di riciclarsi

Beppe Pisanu

Più passano i giorni e più c’è una domanda costante che circola, come un tarlo, fra i berlusconiani: chi avrà la certezza della rielezione?

La risposta è indipenente dalla data del voto, settembre o la primavera del 2013. Il dubbio rimane lo stesso.

E, a prescindere dalla legge elettorale, i conti sono presto fatti. Il numero esagerato di deputati e senatori che il Pdl è riuscito a eleggere nel 2008 (in totale sono 336) sarà molto difficile da replicare. Anzi, è certo il dimezzamento dei numeri, a favore di un’espansione dei democratici e delle nuove leve grilline.

Quindi per molti berlusconiani dediti solo alla politica è tempo di fare i conti con la rielezione messa in discussione.

È colpa del crollo dei sondaggi, lontani dal 38% di quattro anni fa e più vicini al 15%, ma anche del nuovo sistema elettorale che sarà scelto. Quel che è certo che molti parlamentari dovranno trovarsi una nuova occupazione, oppure accontentarsi di incarichi minori.

Esclusi i numerosi peones che sono riusciti a essere eletti per grazia ricevuta e sanno ormai che il loro tempo è finito – come spiega Lettera 43 -, il dramma vero è per chi ha conquistato negli scorsi mesi un posto nell’olimpo e teme di crollare ancora più in basso.

È in agitazione l’ex sottosegretario Laura Ravetto, che sembra aver perso la sua buona stella ed è alla disperata ricerca di un appiglio per non restare esclusa.

Suo malgrado è rimasto fuori dal giro di quelli che contano anche l’ex ministro Paolo Romani, un tempo uomo di riferimento televisivo per Berlusconi. Di conseguenza anche la bionda Barbara Mannucci rischia di finire nel dimenticatoio.

Sul fronte lombardo viene considerato ultra blindato il posto del badante per eccellenza, il senatore Mario Mantovani, nonostante molti vorrebbero rottamarlo.

Può tirare un sospiro di sollievo Claudio Scajola, sicuro di riuscire ad avere uno scranno per sé, anche se non potrà garantirlo ai suoi deputati. Invece è molto in bilico la posizione del senatore Beppe Pisanu, che a sua volta più contare su una piccola fronda di fedelissimi i cui posti sono tutti a rischio.

Viceversa non perderà la sua occasione Daniela Santanché, finora esclusa dai giochi perché nel 2008 non era stata eletta. Meno speranze per Renato Farina, giornalista prestato alle aule parlamentari per un giro di prova.

Non avrà il dilemma del posto Giorgio Stracquadanio, ex falco berlusconiano, che ha lasciato il partito e si è di fatto autoescluso.

L’incertezza regna sovrana per gli ex finiani Adolfo Urso e Andrea Ronchi, così come per la transfuga Stefania Craxi. Mentre possono sorridere in pace l’ex ministro Anna Maria Bernini e la collega Micaela Biancofiore, nelle grazie del Cavaliere senza tentennamenti.

Il ritorno in campo di Berlusconi, prima annunciato e poi lasciato correre, ha cambiato i piani di molti, anche in vista dei giochi per le ricandidature. I primi a risentirne in chiave elettorale sono stati gli ex esponenti di Alleanza nazionale che hanno preso le contromosse del caso.

Nella divisione tra ex Forza Italia ed ex An, stabilita a tavolino all’inizio del Pdl per il rapporto di 70 a 30, i secondi per una volta potrebbero essere avvantaggiati. Al netto di qualche mancata rielezione che va messa nel conto e comunque coinvolgerà le seconde file, la loro capacità di fare gruppo compenserà il sacrificio numerico.

Infatti non è un segreto che gli ex An puntino sulle primarie sia per la premiership che per le candidature, sostenute con forza dai colonnelli.

In questo modo la scelta dei nomi da inserire nelle liste o nei collegi uninominali (se passerà la proposta di legge elettorale) potrebbero rappresentare un vero e proprio riscatto ai danni di tanti ex forzisti meno avvezzi al consenso diretto.

A colpi di tesseramento e struttura di partito, gli uomini che un tempo facevano capo a Fini si ritroveranno uniti sui nomi da portare avanti e avranno la meglio nelle primarie.

In alternativa lo spirito di partecipazione sarebbe utile anche in caso di introduzione delle preferenze nella legge elettorale, non a caso sponsorizzate anche dal triumviro Ignazio La Russa.
Fatti i dovuti calcoli, il sacrificio di una parte degli esponenti potrebbe essere ammortizzato con buona pace dei più deboli forzisti.

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