La tassa regionale aumenta più del 50%. Si riduce ai “minimi storici” il diritto di tutti allo studio: da 62 euro si passa adesso a 120 €, fino ad un massimo di 140 euro

aumentano le tasse negli atenei

La tassa regionale universitaria aumenta e non di poco. Il rincaro è stato imposto dal decreto legislativo 68/2012 e si estende agli atenei di tutta la penisola italiana.

A partire dal nuovo anno accademico, la tassa lieviterà fino a una soglia minima di 120 euro: un aumento enorme, soprattutto per le famiglie più disagiate che fanno sacrifici per poter mantenere uno o più figli all’università, nonostante la crisi degli ultimi tempi. Un salasso, infatti, che va a colpire particolarmente le famiglie del Sud Italia.

Il diritto allo studio diventa un lusso: un raddoppiamento inconcepibile della tassa regionale che da 62 euro sbalza a 140 euro. Le tasse universitarie, anche nelle università statali, sono abbastanza elevate e un aumento simile sicuramente non giova a favore del diritto allo studio universitario, anzi ne mina le basi nel profondo. Si dovrebbe tener conto delle famiglie, dei redditi prima di elevare così tanto una tassa da pagare per poter seguire corsi e dare esami. Alla tassa regionale, ovviamente, va aggiunta anche la retta per l’università.

Come ha dichiarato uno studente intervistato dal quotidiano La Città, “Invece di allinearci agli altri Paesi europei, garantendo un reale diritto allo studio, si costringono addirittura le Regioni ad aumentare le tasse. Non si tiene presente che molti di noi sono costretti ad abbinare studio e lavoro per racimolare qualche soldo e riuscire ad ottenere un’istruzione degna di tale nome. Forse si inizia a perdere il significato sacrosanto della parola diritto”.

Non ci sono distinzioni per fasce di reddito: le Regioni non hanno legiferato specifiche differenziazioni in base alle fasce reddituali. Stabilire un’unica rata regionale di 120 o 140 euro va a ledere soprattutto gli studenti meno abbienti che si ritrovano in una situazione non facilmente gestibile, sia che abbiano un lavoretto che permetta loro di poter pagarsi le tasse e comprare libri e materiali di studio. Tale incremento della tassa regionale dovrebbe far entrare nelle casse regionali soldi che poi sarebbero reinvestiti in benefici per gli studenti, come stabilito dal decreto. In pratica gli studenti pagano le tasse universitarie, quelle regionali, lavorano, pesano sulla famiglia e poi investono (forzatamente) su ipotetici benefici a loro favore. In paesi europei, quali la Norvegia, la Svezia, la Finlandia o la Danimarca il diritto allo studio prevede una serie di aiuti concreti a tutti gli studenti, come valore fondante della democrazia.

“Una decisione ingiustificata e incomprensibile”, queste le parole del rettore dell’Università dell’Aquila il quale continua, sottolineando il fatto che tale decisione “suona come un’offesa per tutti gli studenti universitari. Invece di allinearci agli altri Paesi europei, garantendo un reale diritto allo studio, si costringono addirittura le regioni ad aumentare le tasse regionali universitarie” e che “questo Governo, pur dichiarando a parole di puntare sulla crescita e sull’innovazione, trascura il sistema universitario che, come dimostrano gli altri Paesi europei, rappresenta lo strumento indispensabile da valorizzare proprio in questa prospettiva. Con questo provvedimento si colpiscono, attraverso l’aumento della tassazione, gli studenti che rappresentano l’elemento più debole del sistema”.

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