Immediato successo per il romanzo di esordio dello scrittore emiliano. Una storia dove passato e presente s’incrociano pericolosamente: a risolvere il giallo è il commissario Serra, personaggio che avrà un sequel 

Giuliano Pasini

Esordiente, eppure da mesi presente negli scaffali delle librerie d’Italia. Si chiama Giuliano Pasini e con il suo romanzo “Venti corpi nella neve”, dopo aver spopolato sul web con l’e-book, si prepara a conquistare i lettori con la versione cartacea.

Ironico, simpatico e pungente, si definisce “lettore vorace e cattivo” ma si emoziona parlando del successo che lo sta letteralmente investendo.

In una torrida mattinata di luglio, Giuliano Pasini, ha accettato una nostra intervista per “Blogtaormina”.

Da cosa nasce il protagonista del tuo romanzo, il commissario Serra?
Il commissario Serra nasce assieme al romanzo. La storia di “Venti corpi nella neve” si muove attorno a lui, e lui con lei. E’ un personaggio che ho imparato a conoscere scrivendone, abbiamo iniziato a darci del “tu” soltanto strada facendo. Prima era Serra, anche per me. Poi è diventato Roberto.

Chi è Giuliano Pasini e quanto c’è di lui nel commissario Roberto Serra?
Roberto è maniacale nelle sue passioni, poche ma profondissime: cantautori italiani, cucina, corsa. Fa di ogni cosa che affronta una questione di vita o di morte; forse per questo ne affronta poche. Così vive l’amore, così vive la sua professione e la ricerca della verità. Per Roberto tutto è bianco o nero. Giuliano vede le sfumature. Credo di avere un carattere migliore di Roberto, tutto sommato!

Dalla pubblicazione del romanzo “Venti corpi nella neve” quanto è cambiata la tua vita? La vita di Giuliano poco. La vita di Giuliano Pasini autore molto. Ho iniziato subito a vivere una dissociazione, come se il nome in copertina non fosse il mio. Scrivo dalle cinque alle sette del mattino, poi vado al mio “lavoro” vero. Torno verso le otto di sera. Mi dedico alla famiglia. Poi, nel fine settimana, ecco le presentazioni, gli inviti. I dati di vendita eccellenti per un esordiente, le recensioni, la gente che mi scrive sui social media, le grandi case editrici che vengono a cercarmi. Tutto vissuto come non fossi io, non accadesse a me. Un gioco, ecco. Un gran bel gioco.

Il titolo è stato una tua scelta?
Venti corpi nella neve è titolo che avevo scelto io. La versione e-book, uscita al termine della prima edizione di “Io scrittore” (il concorso letterario organizzato da GeMS), si intitolava “La giustizia dei martiri”, titolo scelto da mia moglie. Poi Sergio Fanucci, il patron di Fanucci Editore e di Time Crime, ha preferito “Venti corpi nella neve”. Uno a zero per me (per una volta!).

Nel romanzo tratti un po’ di paranormale… perché questa scelta?
Bisognerebbe chiederlo a Roberto. Diciamo che mi piace pensare che ci sia qualcosa che gli occhi non vedono. E poiché Roberto è un personaggio quadrato, razionale, ho voluto complicargli un po’ la vita.

Non credi che sarebbe stato più bello approfondire la love story tra il commissario Serra e il medico Alice?
Ancora di più? Ma è un thriller!

E’ previsto un sequel del romanzo?
Non proprio un sequel. Sto scrivendo un altro romanzo con protagonista Roberto Serra, questo sì. Torneranno alcuni dei personaggi di “Venti corpi nella neve”, ma cambierà molto. A partire dall’ambientazione. Dopo il tributo pagato alla mia terra di nascita, l’Emilia, scriverò della mia terra d’adozione, il Trevigiano. Sarà un romanzo che starà in piedi da solo, insomma.

Per scrivere il romanzo ti sei dovuto documentare con ricerche sul periodo storico della resistenza. Farai lo stesso nel nuovo romanzo?
Il nuovo romanzo mi ha chiesto uno sforzo maggiore di documentazione. Se, infatti, le storie della Linea Gotica e della Seconda guerra mondiale che fanno da sfondo alle vicende di “Venti corpi nella neve” ce le avevo nel sangue, ci ero cresciuto in mezzo, le vicende di cui parlo nel romanzo che uscirà a febbraio non mi erano familiari. Per fortuna.

Cosa ti ha spinto a scrivere questa storia?
Il mio romanzo è un tributo alla storia della mia terra, a quella striscia d’Appennino sospesa tra Modena e Bologna, “il più bel mare d’Italia”, per usare le parole di Marco Santagata.

Che progetti hai per il futuro?
Partire per vacanze di totale relax in cui finirò il prossimo romanzo. Trovare ancora l’Italia al mio ritorno. Sperare in un’Italia migliore. Vedere l’uscita del prossimo romanzo con un editore importante (e non ti dico di più), invecchiare senza maturità (per citare Guccini che cita Brel).

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