Avviso di garanzia. L’inchiesta riguarda la presunta creazione dei fondi neri della fondazione “Maugeri”

Roberto Formigoni

La procura di Milano ha notificato al presidente della regione Lombardia, Roberto Formigoni un informazione di garanzia con contestuale invito a presentarsi dai pm nei prossimi giorni.

Il governatore è indagato con l’aggravante della corruzione internazionale (per i presunti conti elvetici), in concorso con Pierangelo Daccò, Umberto Maugeri, Costantino Passerino e Antonio Simone, nell’inchiesta sulla presunta creazione di fondi neri della fondazione Maugeri, polo ospedaliero privato lombardo.

Formigoni avrebbe ricevuto da Daccò, già in carcere dallo scorso 15 novembre nell’ambito dell’inchiesta sul buco del San Raffaele, viaggi e vacanze pagati in cambio di un trattamento privilegiato nell’assegnazione dei rimborsi della sanità della lombarda.

Il governatore, che ha sempre negato di essere indagato dai pm milanesi, è iscritto al registro degli indagati dal 14 giugno scorso. No comment per ora di Formigoni, che però parlerà in una conferenza stampa alle 17.30 a Milano.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti al centro dell’indagine ci sono i circa 70 milioni distratti negli anni dalle casse della fondazione Maugeri e andati a creare fondi neri all’estero transitando su conti in particolare svizzeri. Dagli accertamenti parte di questo denaro sarebbe stato usato da Daccò, il faccendiere amico di vecchia data di Formigoni e al quale la fondazione aveva affidato il compito di sbloccare pratiche in Regione, per pagare vacanze di lusso e altri benefit al governatore in cambio, questa l’ipotesi dei pm, dell’approvazione di delibere di Giunta sulle funzioni non tariffabili che hanno determinato un incremento dei rimborsi all’ente di Pavia.

Gli investigatori hanno quantificato tale «utilità» in circa 9 milioni di euro: si va dai 3,7 milioni per imbarcazioni di lusso messe a disposizione tra il 2007 e il 2011 agli 800 mila euro per vacanze e aerei tra il 2006 e il 2011; dai 70 mila euro per il meeting di Rimini di CL ai 500 mila euro per cene e incontri pubblici. A ciò si aggiungono i 4 milioni di euro di “sconto” in relazione alla compravendita della villa in Sardegna acquistata da Alberto Perego. il coinquilino di Formigoni (vivono nello stesso appartamento con altri memores domini) per 3 mln di euro mentre il valore ipotizzato sarebbe stato di 7 milioni.

L’informazione di garanzia a Formigoni spinge le opposizioni di centrosinistra a ribadire la richiesta di dimissioni al presidente della Regione. «Serve un’assunzione di responsabilità che fino a qui non c’è stata: il voto anticipato continua ad essere l’unica
strada percorribile per rinnovare una situazione sempre più ingestibile», affermano il segretario lombardo del Pd, Maurizio Martina, e il capogruppo in Regione, Luca Gaffuri. «Notizia – scrivono in una nota – che conferma e aggrava la preoccupante situazione che coinvolge direttamente il vertice della Regione».

Le prime reazioni erano state dei capigruppo di Idv e Sel. «Questo avviso di garanzia – ha detto Zamponi, Idv – certifica che ormai Formigoni è inadaguato a continuare a governare: si dimetta subito per restituire la parola ai cittadini per tornare alle urne magari già a novembre». Oggi, ha aggiunto Cremonesi (Sel) a proposito del governatore, c’è «l’evidenza dei fatti che in questi mesi non era lui a essere diffamato ma semmai che lui è un corrotto»: «spetterà alla magistratura appurare le responsabilità penali», ma «è sempre sempre più chiara la necessità di sue dimissioni».

«Ora che Godot è arrivato, manifestandosi nell’avviso di garanzia da mesi negato e scongiurato, la commedia è finita: il presidente Formigoni deve severamente valutare di dimettersi per anteporre l’interesse dell’istituzione e dei cittadini alla egoistica evocazione di complotti giornalistici e giudiziari». Lo scrive in una nota il gruppo dell’Udc al Consiglio regionale della Lombardia. Dunque anche i centristi dell’opposizione, finora «sempre garantisti», chiedono a Formigoni un passo indietro, dopo che ha ricevuto l’informazione di garanzia con l’accusa di corruzione aggravata, perchè il «lungo protrarsi di questa situazione di reticenza nel fare chiarezza rischia di minare ulteriormente l’affidabilità della politica, la credibilità di Regione Lombardia e la sua governabilità».

Il Pdl, per bocca del capogruppo al Consiglio regionale della Lombardia, Paolo Valentini, replica sottolineando come «sugli organi di stampa, come c’era da aspettarsi, ha avuto poca eco la notizia del rinvio a giudizio del presidente Vendola (incidentalmente anche capo di Sel)».

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