Stato-Mafia, arresti e sequestri per 15 milioni di euro ad opera dei Carabinieri. Dietro le sbarre anche l’avvocato: “collettore” tra istituzioni, Cosa Nostra e servizi segreti

Rosario Pio Cattafi

Il blitz dei Carabinieri è scattato all’alba. L’hanno denominata “Operazione Gotha 3”, con 15 arresti tra volti noti e imprenditori sin qui rimasti in ombra che avrebbero permesso al potente clan di Barcellona di infiltrarsi nelle commesse pubbliche.

Tra gli arrestati anche la moglie di un boss ed in particolare l’avvocato Rosario Pio Cattafi, in passato coinvolto in inchieste per traffico di droga e considerato figura fondamentale di raccordo tra mafia, istituzioni e servizi segreti. A lavoro i carabinieri del Reparto operativo speciale e del Comando provinciale.

Ad un anno e un mese esatti dal primo storico blitz, è scattata stamane la terza tranche dell’operazione Gotha, l’inchiesta della Dda di Messina e dei Carabinieri sugli affari più recenti del clan di Barcellona e una lunga sequela di omicidi del passato, sino ad oggi rimasti insoluti.

All’alba di oggi i militari del Reparto operativo speciale e del comando provinciale di Messina hanno arrestato 15 persone accusate, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsioni, omicidio. Con Gotha 3 gli investigatori fanno luce sulla longa manus del potente clan del Longano su importanti appalti pubblici nel messinese.

I provvedimenti cautelari – come spiega “Normanno.com

” – sono integrati da un corposo sequestro di beni a carico degli imprenditori coinvolti nel blitz, per un ammontare stimato intorno ai 15 milioni di euro.

Le attività d’indagine sviluppate dal nucleo dei Ros, le convergenti dichiarazioni rese da più collaboratori di giustizia, su tutte quelle di Santo Gullo, Carmelo Bisognano e Teresa Truscello e le ammissioni di alcuni imprenditori edili recentemente raggiunti da provvedimenti di sequestro del patrimonio ritenuto, dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Messina, frutto dell’attività illecita del menzionato sodalizio criminale, hanno permesso di definire altri episodi estorsivi finalizzati al controllo di appalti pubblici e di attività economiche nella provincia di Messina attribuibili alla responsabilità del boss di Castroreale Giovanni Rao, cl. ’61, di Giuseppe Isgrò, cl. ’65, di Carmelo trifilò, cl. ’72, Giuseppe Ruggeri, cl. 65 e Salvatore Campanino cl. ‘64.

Sulla base delle indagini dell’operazione “Omega” condotta dal R.O.S. che, nell’anno 2003, sono scattati i provvedimenti cautelare di “Gotha III”, permettendo l’arresto di personalità ritenute organicche e componenti della “cupola” mafiosa barcellonese.

Tra gli aspetti di maggiore rilevanza figura il triplice omicidio di Sergio Raimondi, Giuseppe Martino e Giuseppe Geraci, commessi a Barcellona Pozzo di Gotto nella notte fra il 3 ed il 4 settembre 1993, per il quale erano stati assolti con sentenza definitiva i noti esponenti mafiosi barcellonesi Carmelo D’Amico e Salvatore Micale.

I nuovi riscontri info-investigativi raccolti, hanno consentito di fare piena e definitiva luce su quella oscura vicenda e di ritenere gravemente indiziato anche il barcellonese Antonino Calderone, all’epoca dei fatti datosi a preventiva latitanza ed in seguito tratto in arresto dal Raggruppamento, nell’ambito dell’indagine Pozzo, per altre vicende connesse alla sua appartenenza al sodalizio.

Le risultanze delle attività tecniche e dinamiche sviluppate dal ROS hanno altresì consentito di dimostrare – stando alle conclusioni del provvedimento del GIP – l’appartenenza alla mafia del noto avvocato barcellonese Saro Pio Cattafi. Sono state infatti meticolosamente riscontrate le dichiarazioni rese da alcuni recenti ed importanti collaboratori di giustizia della mafia barcellonese e catanese, i quali hanno indicato Cattafi come soggetto apicale dell’organizzazione barcellonese e collettore fiduciario dei proventi illeciti conseguiti dai membri apicali e storici delle due citate organizzazioni mafiose.

Tale patrimonio info-investigativo ha dato riscontro alle propalazioni di altri numerosi soggetti che nel passato avevano descritto l’odierno indagato come organicamente inserito nella famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto ed intraneo alla famiglia mafiosa catanese di Cosa Nostra riconducibile a Benedetto Santapaola.

E’ stata fatta luce, inoltre, sull’evoluzione delle dinamiche criminali interne della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto anche nel periodo immediatamente successivo all’arresto in provincia di Palermo di Bernardo Provenzano, quando Salvatore e Sandro Lo piccolo, rispettivamente padre e figlio, avevano cercato di realizzare un riassetto generale di Cosa Nostra palermitana e delle sue diramazioni provinciali.

A tal proposito le indagini, hanno permesso di appurare che la famiglia mafiosa barcellonese, nonché quella dei tortoriciani riconducibile, all’epoca, a Sebastiano Bontempo Scavo, cl. ’52, sono state rappresentate – fino al momento del suo arresto – dal referente provinciale di Cosa Nostra Tindaro Calabrese, ritualmente affiliato dai menzionati Lo Piccolo, in deroga all’assetto preesistente che ha storicamente visto interloquire i rappresentanti dei sodalizi mafiosi messinesi con Cosa Nostra tramite i Santapaola di Catania o tramite il mandamento mafioso di San Mauro Castelverde per mezzo del defunto rappresentante mistrettese Sebastiano Rampulla.

Tindaro Calabrese ha quindi continuato a reggere l’articolazione criminale dei mazzarroti del sodalizio barcellonese controllando le attività criminali nell’ambito del proprio territorio (ed a tal proposito sono state documentate le infiltrazioni nel Comune di Mazzarrà Sant’Andrea presso il quale ha prestato servizio il tecnico comunale Roberto Ravidà, anch’egli tratto in arresto, ed ha rappresentato un punto di riferimento per Cosa Nostra nella Provincia di Messina.

In tale ottica è stata documentata la vicenda della latitanza a Capo d’Orlando (ME) di Gaspare Pulizzi, uomo di fiducia della famiglia dei Lo Piccolo nonché reggente della famiglia mafiosa di Carini (PA).

Risulta dalle indagini che costui sia stato ospitato per alcuni giorni del mese di luglio del 2007 nella citata località turistica con il pieno appoggio e la copertura logistica del Tindaro Calabrese, individuata tramite il noto imprenditore Giovanni Bontempo, anche quest’ultimo tratto in arresto con l’odierna misura cautelare. Il Bontempo, oltre a fornire appoggio per conto di Cosa Nostra, ha operato imprenditorialmente in sinergia con il sodalizio mafioso barcellonese e con quello tortoriciano mettendo a disposizione la propria attività professionale al servizio della criminalità organizzata durante il periodo della reggenza di Tindaro Calabrese ed in epoca successiva, anche grazie all’intervento di Tindaro Calabrese, altro imprenditore già tratto in arresto nel giugno del 2011 con l’operazione Pozzo II del R.O.S. Per tali ragioni Bontempo è stato raggiunto da una misura cautelare di tipo patrimoniale che ha interessato buona parte degli illeciti profitti accumulati nel corso degli anni grazie alla mafia ed alle connivenze di alcuni importanti funzionari di banca, tra i quali Sergio D’Argenio della Banca Popolare di Lodi, anch’egli arrestato.

Contestualmente, la misura cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Messina Dott. Massimiliano Micali ha riguardato anche Carmelo Giambò, noto esponente mafioso già tratto in arresto con l’operazione Gotha in quanto ritenuto responsabile dell’omicidio di Antonio Ballarino (i cui resti erano stati rinvenuti sepolti in località Piano Gorne del Comune di Mazzarrà Sant’Andrea), Giusi Lina Perdichizzi, moglie di Giambo’, e Giuseppe Triolo, ritenuti responsabili di intestazione fittizia dei beni finalizzata all’elusione della normativa antimafia e per questo raggiunti da contestuale provvedimento di sequestro del patrimonio mobiliare ed immobiliare.

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