Il Senatùr alza in toni: “non provi ad alzare le tasse. Sa soltanto inginocchiarsi in Europa ma risultati zero”

Umberto Bossi

Umberto Bossi è tornato all’attacco del presidente del Consiglio Mario Monti. Un altra frase piuttosto diretta, che sa tanto di minaccia, dopo quella pronunciata il 5 marzo, quando disse che il premier, al Nord, avrebbe rischiato la vita.

«A Roma girava voce di una nuova stangata: non si azzardi perché sino ad adesso siamo stati buoni, ma i fucili li facciamo noi del Nord».

Secondo Bossi il premier Mario Monti è «solo capace di andare ad elemosinare» di andare «a inginocchiarsi in Europa», ma «risultati zero». Il presidente della Lega ha sostenuto che «se ci fosse stato al governo Berlusconi non avrebbe toccato le tasse né le case». Per lui tutto fu fatto, con l’avallo del Quirinale, per sostituire il Cavaliere con Monti. «Berlusconi avrà le sue colpe, ma è stato regolarmente eletto, mentre Monti è stato messo lì dal presidente della Repubblica ma non è stato eletto».

Ma le preoccupazioni di Bossi riguardano anche le vicende interne al suo partito. E poco dopo le smentite di rito di Roberto Calderoli, che aveva detto che tra il Senatùr e Maroni tutto scorreva liscio, l’ex leader del Carroccio ha dimostrato di pensarla in maniera diversa.
«La sfida è difficile, di non litigare: se si litiga la gente ci manda al diavolo».

Come nella serata del 20 luglio a Brugherio, Bossi ha invitato i militanti a «ricordarsi che Maroni è il segretario». Adesso, ha aggiunto Bossi, «bisogna ragionare e stare equilibrati, i nemici sono sempre i soliti: l’Italia, Roma ladrona».

Il Senatùr è tornato quindi a ribadire la sua convinzione che le inchieste sulla Lega siano state organizzate perché «non doveva vincere le elezioni». Anzi, ha concluso Bossi rivolgendosi ai militanti di Lezzeno, «vedrete che alla fine verrà fuori che non era vero niente di niente. Sarebbe da ammazzarli, ma l’Italia la conoscete».

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