Artificieri nella casa del folle: James Holmes l’ha cosparsa di ordigni per fare un secondo massacro

James Holmes

Una strage compiuta e un’altra ancor più diabolicamente programmata ma solo sfiorata.

Questo il disegno di James Holmes, 25 anni, l’uomo che nella notte fra giovedì e venerdì si è introdotto nella sala 9 del cinema Century Theater di Aurora armato fino ai denti e con indosso un giubbotto antiproiettile e una maschera antigas.

Holmes, dopo aver lanciato dei fumogeni per confondere gli spettatori, ha sparato all’impazzata provocando 12 morti e ferendo 50 persone. Alcuni dei feriti sono in gravi condizioni, ma le notizie sono ancora confuse e saranno necessarie alcune ore prima che il quadro risulti chiaro.

In quel momento erano passati appena 15 minuti dell’inizio della proiezione in anteprima del nuovo episodio della saga di Batman dal titolo Dark Knight Rises.

La pellicola chiude la trilogia diretta da Christopher Nolan ispirata al personaggio dei fumetti e con Christian Bale nel ruolo del protagonista. Gli spettatori avevano atteso ore per partecipare all’anteprima del film, in uscita proprio il 20 luglio negli Stati Uniti, e lo stesso film veniva proiettato in quel momento in altre due sale.

Ma l’orrore non è finito al cinema. Sono infatti dovuti entrare in azione gli artificieri per tentare di accedere alla casa di James Holmes. Fino a notte fonda, gli agenti hanno tentato invano di accedere all’appartamento del killer, chè è stato disseminato di ordigni e prodotti infiammabili: una vera e propria “trappola esplosiva”.

“C’è un ammasso di fili elettrici, resistenze, barattoli, fluidi di natura non meglio precisata. Diverse cose che assomigliano a munizioni letali. Riuscire a entrare sani e salvi nell’appartamento è una vera impresa” ha spiegato il capo della polizia di Aurora – grande sobborgo di Denver – Dan Oates in conferenza stampa. Per questo gli agenti hanno maturato l’intenzione di fare esplodere i dispositivi attraverso un robot telecomandato.

Il giovane aveva collegato allo stereo del suo appartamento un timer, programmato per far partire musica techno a tutto volume fino a tarda notte. “L’idea – hanno spiegato alcune fonti citate dai media Usa – era di indurre i vicini a lamentarsi e telefonare per il fastidio notturno e, quando fossero arrivati gli agenti, gli ordigni sarebbero esplosi”. L’appartamento si trova al terzo piano di un edificio in mattoni rossi, ad appena 6 chilometri dalla multisala dove è avvenuta la strage.

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