Li ha intestati a parenti e prestanomi: ha nascosto lì i milioni dell’estorsione fatta a Silvio Berlusconi?

Marcello Dell'Utri

Una famiglia allargata a cui intestare circa 70 conti correnti. Parenti e prestanome nel mirino dei magistrati che stanno facedoo luce sul tesoro di Marcello dell’Utri.

Il senatore, iscritto nel registro degli indagati per estorsione a Silvio Berlusconi, avrebbe infatti un giro di conti sospetto. Che gli 007 del nucleo valutario della Finanza stanno passando al setaccio.

L’ipotesi è che su quei conti siano transitati altri soldi, oltre quei 40 milioni versati dall’ex premier e dalla figlia Marina versati in 12 anni. Di questi, solo 20 milioni sono stati giustificati con l’acquisto della villa sul lago di Como. Altri 11 milioni trasferiti a Santo Domingo sarebbero serviti proprio a far perdere le tracce di una somma destinata ad altre persone.

Il denaro potrebbe essere finito nelle tasche di Cosa nostra. La Procura di Palermo infatti ha il sospetto che il fiume di soldi non fossero semplici donazioni o prestiti, come invece è indicato nelle causali della banca.

Del resto, lo stesso processo sui rapporti di Dell’Utri con la mafia che la Cassazione ha rinviato alla Corte d’appello di Palermo, ha documentato il ruolo di mediatore avuto dall’imputato fino al 1992 tra Cosa nostra e Silvio Berlusconi.

E adesso che i due «esattori» mafiosi, Vittorio Mangano, lo «stalliere» che per un periodo Cosa nostra trasferì ad Arcore, per proteggere la famiglia, i figli di Silvio Berlusconi, da possibili sequestri di persona, e Tanino Cinà sono morti, potrebbe essere lo stesso Dell’Utri ad aver preso il loro posto.

A insospettire la Finanza è soprattutto un tesoretto di titoli. Quasi sei miliardi e 700 milioni delle vecchie lire, anche questo donato da Berlusconi a Dell’Utri fra il 1989 e il 1995.

Inoltre quando nel 2000 morì lo stalliere di Arcore, Vittorio Mangano, partirono due maxi bonifici da Berlusconi a Dell’Utri. Si trattò di 3,5 milioni il primo e 2,7 milioni di euro il secondo.

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