Sarebbero finiti in America gli 11 milioni di euro ricevuti da Berlusconi per garantirgli protezione da Cosa Nostra

Marcello Dell'Utri

La pista dei soldi porta in Centramerica. Più precisamente a Santo Domingo. Sarebbero finiti Oltreoceano gli 11 milioni di euro che Marcello Dell’Utri avrebbe ricevuto dall’ex premier Silvio Berlusconi.

Ma si tratta solo di una parte dei versamenti ricevuti dal senatore del Popolo della libertà che negli ultimi 10 anni si è visto versare oltre 40 milioni di euro, secondo l’accusa della procura di Palermo che vede il parlamentare imputato di concorso in associazione mafiosa e indagato per estorsione ai danni di Marina e Silvio Berlusconi nell’inchiesta sulla presunta trattativa tra lo Stato e la mafia.

A rivelare la cassaforte di Dell’Utri è stato il quotidiano La Repubblica, secondo cui il senatore si sarebbe trasferito Oltreoceano con un obiettivo preciso. Far uscire il denaro dall’Italia e metterlo al sicuro.

Ufficialmente il viaggio del senatore è stato di piacere, ma per la procura dietro la trasferta ci sarebbe l’idea di un’agiata latitanza. Anche perché proprio il 9 marzo la quinta sezione della Cassazione avrebbe potuto rinchiudere Dell’Utri in cella per sette anni. I giudici, però, hanno annullato la sentenza della Corte d’appello e mercoledì 18 luglio il processo è ripreso. E l’esponente del Pdl è tornato in Italia.

La conferma della ‘fuga’, sempre secondo quanto scritto da La Repubblica, sarebbe in un’intercettazione del Ros in cui il senatore avrebbe detto a un amico: «Un oceano ci divide». E poi c’è il cellulare: la voce in spagnolo del gestore telefonico è un’altra prova contro Dell’Utri.

Il senatore si sente un perseguitato dalla procura. Al centro c’è la villa Comalcione di Torno, ceduta all’ex premier per 21 milioni di euro a fronte di una stima di circa 10 milioni dell’immobile. La transazione sarebbe giustificata, visto che altre ville sul Lago di Como sono state vendute per cifre simili.

«Venti milioni sono pochi», è sbottato il senatore, «li ho fatti pagare per i lavori di ristrutturazione, per mantenere una famiglia con quattro figli».

Ma i soldi non bastano a spiegare i versamenti ricevuti da Berlusconi, registrati sempre come «prestito infruttifero». Per l’accusa Dell’Utri non si sarebbe fatto pagare per la fedeltà al Cavaliere, ma per aver preso i soldi al posto di Vittorio Mangano e Gaetano Cinà, i precedenti esattori della mafia, girandoli poi ai boss.

Mentre gli avvocati di Berlusconi hanno messo in dubbio la competenza della procura di Palermo, visto che i fatti contestati sono avvenuti a Milano e nel Comasco, Dell’Utri si è scagliato contro Antonio Ingroia. «È un fanatico, un ayatollah», ha detto a La Zanzara su Radio24, «è il Khomeini della magistratura, un persecutore». E poi ha aggiunto: «Mi ha rovinato la vita. E la sta rovinando alla mia famiglia».

I passaggi di soldi contestati risultano all’aapparenza ingiustificati. Dagli estratti conto, emerge che il senatore spende parecchio: investe e compra. «Ho un sacco di mutui, sono il più grande mutuato d’Italia», è stata la risposta dell’esponente del Pdl.

All’accusa, però, non basta. E la pista dei soldi arriva in Centramerica. Dove poi se ne perdono le tracce. Berlusconi e Marina possono fare luce sull’indagine appena cominciata.

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