Curioso episodio a Taormina. Cassazione conferma ammenda di 1200 euro: “senza costume atti contrari alla pubblica decenza”. L’imputato: “pensavo di essere in una spiaggia per nudisti ma sono arrivati i Carabinieri”

litorale di Taormina

“Nudo alla meta”. Peccato per lui che la legge sia stata inflessibile. Nonostante «l’evolversi del comune sentimento» non si può, infatti, sostenere che il nudo integrale in una spiaggia pubblica «non naturista» non provochi più «turbamento alla comunità».

Per questo motivo la Cassazione ha confermato 1.200 euro di ammenda disposti dal giudice di pace di Taormina nei confronti di M.P., «beccato» su una spiaggia pubblica senza costume. Invano il naturista si era difeso sia davanti ai carabinieri sia davanti al giudice sostenendo di non aver capito che quella non era una spiaggia riservata perché da anni, ormai, in quel punto del litorale si riunivano tanti nudisti. Tant’è vero, ha raccontato al giudice l’imputato, che all’arrivo dei carabinieri, mentre gli altri nudisti erano scappati via lui era rimasto tranquillamente in spiaggia e si era subito rimesso il costume alla richiesta delle forze dell’ordine.

Ma l’equivoco sul tipo di spiaggia non ha salvato l’imputato da una conferma della condanna da parte della terza sezione penale della Cassazione per «atti contrari alla pubblica decenza». Non è possibile, infatti, scrive la Cassazione, sostenere che la nudità integrale «a causa dell’evolversi del comune sentimento, non sia più idonea a provocare turbamento nella comunità attuale, giacché essa può essere tollerata solo nella particolare situazione di campi di nudisti, riservata a soggetti consenzienti, ma non in luoghi pubblici o aperti o esposti al pubblico, dove è percepibile da tutti, anche da bambini e da adulti non consenzienti».

In questo caso, ricorda la Cassazione, «il giudice di prime cure ha osservato che la spiaggia era frequentata, in maggioranza, da bagnanti adulti e minori, indossanti il costume, mentre i nudisti erano in numero estremamente ridotto e sparso, sicché tali caratteristiche, unitamente al carattere pubblico dello spazio e alla sua non delimitazione, dovevano rendere evidente all’imputato la consapevolezza del proprio anomalo comportamento». Così il nudista oltre ai 1.200 euro dovrà pagare anche altre mille euro disposte dalla Cassazione per le spese processuali

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