Il pianista taorminese, dopo sei mesi di silenzio, torna a parlare del naufragio: “non si può dire che sia successo così. C’è la mano dell’uomo. Sono morte trenta persone, ricordo ancora le urla dei bambini. Una cosa tremenda”

Maurizio Filistad

Ha ancora negli occhi la tragedia e dopo sei mesi di silenzio, il pianista della Costa Concordia, il taorminese Maurizio Filistad, torna a parlare del naufragio dell’isola del Giglio, dove lo scorso 13 gennaio morirono 32 persone.

Filistad risponde alla recente e molto discussa intervista del comandante Francesco Schettino.

Il musicista, a differenza di tanti altri superstiti, sinora è rimasto lontano dai riflettori e ha preferito dire “no” ai media nazionali (declinando anche l’invito di Bruno Vespa per andare a “Porta a Porta”) ad eccezione dell’intervista concessa lo scorso 22 gennaio per la Gazzetta del Sud e Blogtaormina.

Adesso Filistad non nasconde il suo disappunto per le affermazioni del comandante Schettino: “Non si può dire che è successo così. E’ successo per qualche cosa, per qualche motivo: la mano dell’uomo c’era, comunque. Può essere anche vero quello che dice il comandante, perché, per carità, io non conosco queste carte, diceva che questo scoglio non era segnato nelle sue carte, comunque io non so com’è la storia, so che soltanto che sono morte trenta persone”.

Al momento dell’urto il pianista della Concordia, qualche minuto dopo aver finito il suo turno di lavoro, si trovava al bar insieme ad altri colleghi musicisti. Il ricordo di quegli attimi tragici resta vivissimo: “ricordo soprattutto le urla dei bambini, quella è qualcosa tremenda“.

Quegli istanti riecheggiano ancora nella mente del pianista, che nei giorni successivi al naufragio dichiarò: “le urla dei bambini erano come lame nella carne”.

Filistad ha ricordato, inoltre, uno dei dispersi: Giuseppe Girolamo, il batterista 30enne di Alberobello: “quella sera era insieme a me e gli altri colleghi al bar. Anche Giuseppe si è dato un gran da fare per i soccorsi. Ma, poi non l’ho più visto”.

Maurizio in quei drammatici momenti si è prodigato per dare sostegno ai passeggeri. Dice semplicemente di aver fatto solo il proprio “dovere” ma la generosità di questo musicista dal grande cuore, cela un comportamento eroico. Filistad dalla nave è sceso solo dopo aver aiutato diverse persone e dopo aver salvato, un cittadino filippino (“l’ho afferrato in extremis per la cinghia”) e un bambino di 4 anni che stava per finire in mare.

“Sono riuscito a prendere quel bambino ed abbracciarlo stretto a me. Ho fatto quello che ogni persona deve fare in quel tipo di situazione”.

 

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