Stato-Mafia, il procuratore di Palermo, Francesco Messineo, interviene sul conflitto di attribuzione sollevato dal Colle: “attività dei magistrati va avanti”

Francesco Messineo

Quello scelto dal Quirinale è ”il mezzo più corretto”, come rilevato dal ministro della Giustizia, Paola Severino, e l’iniziativa ”non collide minimamente con l’indagine che invece può continuare”.

Ne è convinto il procuratore della Repubblica di Palermo, Francesco Messineo, che interviene sul conflitto di attribuzione sollevato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei confronti della procura di Palermo, sulle intercettazioni di conversazioni telefoniche dello stesso Capo dello Stato.

”Quella del conflitto di attribuzione – dice – è una delle possibilità previste dall’ordinamento. Abbiamo preso atto dell’iniziativa del Capo dello Stato”. ”Noi – spiega – non abbiamo trascritto alcuna intercettazione e sull’utilizzabilità di quelle telefonate siamo assolutamente d’accordo con il Quirinale. Il dissenso tra le nostre valutazioni e quelle della presidenza della Repubblica riguarda due punti: il primo e’ quello della valutabilita’ come utili e non utili, rilevanti o meno ai fini dell’inchiesta. E noi le abbiamo valutate come non rilevanti. Mi pare che nel decreto si contesti questa posizione e si dica cioè che non deve essere fatta alcuna valutazione: è un punto di vista legittimo e argomentabile”.

Il secondo punto di divergenza, aggiunge il procuratore di Palermo, ”riguarda invece la modalità di distruzione, che secondo noi dovrebbe seguire una procedura garantita davanti al gip mentre il Quirinale ipotizzerebbe una procedura che non preveda l’intevento delle parti o altro. Credo che i punti di dissenso siano sostanzialmente questi due, e saranno oggetto dell’esame della Corte Costituzionale”.

Noi, conclude, ”siamo perfettamente aperti a recepire le indicazioni che ci verranno date e non abbiamo alcuna tesi preconcetta”.

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