Il procuratore Antimafia, Pietro Grasso, interviene nello scontro tra Giorgio Napolitano e i magistrati di Palermo

Pietro Grasso

I magistrati di Palermo hanno agito in buona fede, secondo come ritenevano fosse giusto applicare la legge. Ora la questione è in buone mani, deciderà la Consulta”.

Così il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, ha commentato il conflitto tra il Quirinale e la procura di Palermo.

“E’ – ha spiegato Grasso a proposito del conflitto tra Colle e procura – una questione giuridica, il nostro ordinamento non prevede una norma specifica, bisogna aspettare il giudizio della Consulta. Il capo dello Stato – ha aggiunto – non può essere intercettato, lo è stato in modo occasionale. E’ giusto che un giudice terzo, la Consulta, decida come bisogna comportarsi in questi casi”.

Dal Quirinale “sono stato chiamato a dare contezza della mia funzione istituzionale di coordinamento, non ho subito alcuna pressione” a proposito dell’inchiesta sulla cosiddetta trattativa “e neanche i magistrati di Palermo hanno subito pressione, come dichiarato fin dall’inizio” ha poi detto Pietro Grasso.

Chi cerca la verità, ha rilevato Grasso a margine di un’audizione alla commissione Giustizia della Camera, “non la può cercare sotto pressione, ci vuole collaborazione da parte degli altri. Per una vicenda così datata servono dichiarazioni spontanee che devono venire fuori da parte di chi sa”.

“Speriamo – ha concluso – che si possa fare luce su un passato buio della storia d’Italia. La magistratura deve continuare su questa linea, le questioni giuridiche sono in buone mani”.

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