Presidente della Repubblica contro Pm di Palermo per le sue intercettazioni telefoniche: “intervenga la Consulta”. I giudici: “ascolto puramente occasionale, rispettate le norme”. L’inquilino del Colle troppo nervoso: come mai? 

Giorgio Napolitano

Quante volte si è parlato delle intercettazioni telefoniche a Silvio Berlusconi e c’è chi ha criticato l’operato invasivo dei magistrati, a discapito della privacy di un’alta carica dello Stato (allora premier) e chi ha detto invece che gli organi inquirenti devono poter svolgere il loro lavoro senza vincoli, limiti o condizionamenti di alcun tipo.

Ieri dava scandalo ascoltare l’indignazione, mentre oggi che a protestare per le sue intercettazioni è Giorgio Napolitano, sembra quasi che si tratti di una normale protesta. Così facendo, nell’Italietta odierna, persino l’indifendibile Berlusconi rischia di aver ragione quando si parla di “due pesi e due misure”.

Napolitano va all’attacco dei giudici di Palermo: secondo il capo dello Stato le telefonate intercettate e non distrutte (tra lui e Nicola Mancino) posso costituire “un precedente pericoloso” e sono “lesive verso il capo dello Stato”.

Per questo Napolitano, come si legge in una nota ufficiale del Quirinale, “ha firmato il decreto con cui affida all’Avvocatura dello Stato l’incarico di sollevare il conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato”. Sul caso dovrà pronunciarsi la Corte Costituzionale.

La vicenda da cui è scaturito tutto è quella delle telefonate intercettate tra Napolitano e l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino (che è stato anche vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura). Le trattative erano state intercettate mentre i giudici indagavano sulla presunta “trattativa tra Stato e mafia”. Secondo quanto dice la legge, le telefonate avrebbero dovuto essere distrutte: se le telefonate del capo dello Stato sono considerate “irrilevanti” ai fini dell’indagine, è questa la procedura. Ma il procuratore del capoluogo siciliano, Francesco Messineo, non ha ancora disposto la distruzione dei nastri.

Perchè si indigna tanto Napolitano se non ha nulla – come siamo certi tutti – da nascondere? Non è forse un cittadino come tutti gli altri? Visto che richiama spesso il valore della Costituzione, Napolitano non vorrà forse pensare che lui debba avere dei privilegi solo per la carica istituzionale che ricopre. Se può essere legittimamente intercettato chi ricopre la carica di premier, cosa c’è di lesivo se l’intercettazione riguarda invece il Capo dello Stato?

Questo è il testo integrale della nota: “Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha oggi affidato all’Avvocato Generale dello Stato l’incarico di rappresentare la Presidenza della Repubblica nel giudizio per conflitto di attribuzione da sollevare dinanzi alla Corte Costituzionale nei confronti della Procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del Capo dello Stato; decisioni che il Presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione”.

“Alla determinazione di sollevare il confitto – prosegue la nota – il Presidente Napolitano è pervenuto ritenendo ‘dovere del Presidente della Repubblica’, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi, ‘evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce’”.

Il procuratore di Palermo, Messineo, ha risposto però di non aver niente da temere:”Siamo sereni. Tutte le norme messe a tutela del Presidente della Repubblica riguardo a una attività diretta a limitare le sue prerogative sono state rispettate. Ho appreso dell’avvio di una procedura relativa al conflitto di attribuzione. Dalla motivazione si ricava che questa iniziativa è stata attivata perchè le intercettazioni, anche se indirette, sono lesive delle prerogative del Capo dello Stato. Al momento non conosciamo altro.

Sulla vicenda è intervenuto anche Antonio Ingroia, procuratore aggiunto di Palermo, secondo cui l’intercettazione è utilizzabile per altri sospettati (non necessariamente per il capo dello Stato): ”Se l’intercettazione non è rilevante per la persona che è sottoposta a immunità e lo è per un indagato qualsiasi, può essere utilizzata”.

Poi Messineo ha assicurato: “I chiarimenti sono stati già dati all’Avvocatura dello Stato. Mai la Procura avrebbe avviato una procedura mirata a controllare o comprimere le prerogative attribuite dalla Costituzione al Capo dello Stato”.

Napolitano è ancora super-partes? Secondo noi no. E non da oggi.

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