Salvatore Borsellino: “è sconvolgente che il Quirinale voglia fermare la magistrura e ostacoli la verità sulle stragi. In altri Paesi il presidente viene incriminato per molto meno. Ha ragione il procuratore Ingroia quando…”

Salvatore Borsellino

Non ha dubbi Salvatore Borsellino sul comportamento del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e le sue parole precedono le mosse che proprio in queste ore sta portando avanti il Colle per fermare la Procura di Palermo.

“È sconvolgente che il Quirinale ostacoli la verità sulle stragi dando ascolto a chi come Mancino cerca di frenare quei magistrati coraggio che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia. Parlare addirittura di avocazione o di accorpamento delle indagini significa una cosa sola: si vuole fermare il lavoro della Procura di Palermo”.

“Che questo avvenga dalla più alta carica dello Stato – aggiunge Borsellino – è una cosa estremamente grave e non può che portare a una sola conseguenza: l’ipotesi di impeachment per il Presidente della Repubblica. Fino a quando non sarà cancellato il peccato originale di una Seconda Repubblica fondata sulle stragi del ’92 e ’93 l’Italia non potrà mai dirsi un paese democratico e civile. Ha ragione il procuratore Ingroia quando afferma che ci si sta cominciando ad affacciare sulla verità ed è sconvolgente e proprio per questo si vuole impedire che emerga.

“Si tratta di “un’intercettazione occasionale, un fatto imprevedibile che a mio parere sfugge alla normativa in esame. Le norme messe a tutela del presidente della Repubblica riguardo a un’attività diretta a limitare le sue prerogative sono state rispettate”. Così il procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, ha commentato la decisione del presidente Napolitano, di sollevare conflitto davanti alla Corte costituzionale nei confronti della procura della Repubblica di Palermo per le decisioni che questa ha assunto su intercettazioni di conversazioni telefoniche del capo dello Stato. “Decisioni – spiega una nota del Quirinale – che il presidente ha considerato, anche se riferite a intercettazioni indirette, lesive di prerogative attribuitegli dalla Costituzione”.

Alla determinazione di sollevare il confitto, Napolitano è pervenuto ritenendo “dovere del presidente della Repubblica”, secondo l’insegnamento di Luigi Einaudi, “evitare si pongano, nel suo silenzio o nella inammissibile sua ignoranza dell’occorso, precedenti, grazie ai quali accada o sembri accadere che egli non trasmetta al suo successore immuni da qualsiasi incrinatura le facoltà che la Costituzione gli attribuisce”. “E’ mio dovere difendere le facoltà che la Costituzione attribuisce al capo dello Stato”. E’ sulla base di questa considerazione che Napolitano ha deciso di sollevare il conflitto di attribuzione.

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