Cicchitto annuncia: “siamo tutti d’accordo, cancellate le primarie per le elezioni”. Le reazioni del mondo politico

Silvio Berlusconi

«Berlusconi sarà il candidato premier. Tutti sono d’accordo». Lo afferma il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, al termine del vertice del Pdl a palazzo Grazioli all’indomani dell’annuncio del segretario del partito Angelino Alfano dell’intenzione dell’ex premier di ricandidarsi per la sesta volta a premier.

Quanto alle primarie il capogruppo aggiunge: «nel momento in cui c’è Berlusconi il problema non si pone, casomai si possono fare per altre cariche». «Sarà Berlusconi a ufficializzare la sua candidatura», ha poi aggiunto Cicchitto.

Alfano oggi in una intervista al Corriere ha detto che berlusconi è «ancora oggi è il più forte candidato del Pdl e che quanto accaduto nell’ultimo anno necessita, giustifica, pretende un giudizio popolare». Secondo il segretario del Pdl «lo schema che si prefigura oggi è esattamente quello della foto scattata il primo luglio di un anno fa, nel giorno della mia elezione a segretario del Pdl: Berlusconi presidente del Consiglio ed io alla guida del partito. È solo nella prospettiva di rafforzare il Pdl – ha aggiunto Alfano – che ho sempre lavorato». Berlusconi, sottolinea Alfano, «non ha bisogno di ticket, ha sempre vinto senza accompagnatori. Per quanto mi riguarda, se volesse farsi affiancare da qualcuno, gli consiglierei una protagonista femminile del partito. Ne ho in mente più di una da suggerirgli».

Ma nel Pdl c’è anche chi protesta. «Con la candidatura di Silvio Berlusconi finalmente abbiamo il primo candidato del Pdl alle primarie per la premiership. Primarie che, al di là dall’essere antiche o obsolete», sono state approvate dall’ufficio di presidenza appositamente convocato lo scorso 8 giugno ed il cui documento finale è stato sottoscritto da tutti i dirigenti di partito presenti all’incontro. Cosa dicono i big del partito a proposito di questa inversione di tendenza? Hanno già smacchiato la loro firma dal documento?». È quanto si legge in una nota dei cosiddetti formattatori del Pdl. «Un documento – si legge nella nota – peraltro, che nei giorni a seguire l’ufficio di presidenza aveva addirittura portato all’autocandidatura di molti dirigenti del Pdl – gli stessi che oggi criticano l’utilità e l’efficienza delle primarie. Del resto lo stesso Angelino Alfano da Pavia a Roma ha fatto delle primarie una conquista da proteggere e consolidare. Sì al tavolo delle regole, no a quello delle tegole… in testa».

«No, conoscendo l’uomo non mi stupisce per niente». Roberto Maroni, neo segretario federale della Lega Nord, non sembra affatto sorpreso del ritorno in campo di Silvio Berlusconi, «ma ho altre questioni di cui occuparmi ora», puntualizza intercettato dai microfoni di Radio 24 alla Camera. «Prima del prossimo anno – ribadisce – ci sono tante cose di cui mi devo occupare» e le possibili alleanze «sono l’ultimo punto dell’agenda, per quel che mi riguarda».

«È un problema del Pdl, non mio». Così il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini, risponde ai giornalisti che gli domandano un commento sull’intenzione del Cavaliere di tornare in campo.

«Credo che gli italiani abbiano compreso che non è più tempo di promesse miracolistiche, di impegni solenni poi disattesi dicendo che è responsabilità di altri e palesi conflitti di interesse. Siccome io credo che gli italiani lo hanno compreso, e ne sono convinto, il risultato di una eventuale candidatura di Berlusconi non sarà quello che Berlusconi spera», ha detto il leader di Fli, Gianfranco Fini. «La rana e lo scorpione è un apologo che dà una risposta, perchè è nella sua natura», aveva replicato in un primo momento il presidente della Camera di fronte alla domanda su Berlusconi in campo.

«Torna in campo Berlusconi e il Tg1 torna a dedicargli servizi scandalosamente straripanti, sommando servizi a servizi ai rappresentanti del centrodestra. Non v’è più dubbio che questo sia un tema che i nuovi vertici della Rai debbano affrontare». Lo dice in una nota Matteo Orfini, responsabile cultura e informazione del Pd.

«Come prima, più di prima. Il Tg1 non perde né il pelo né il vizio. È bastata una esternazione berlusconiana, con minaccia di tornare ad opprimere e deprimere il nostro immaginario, per svegliare dal dormiveglia la direzione della prima testata italiana. Non mancheremo di porre al nuovo gruppo dirigente del servizio pubblico la verifica sullo stato del pluralismo laggiù», aggiunge in una nota il senatore del Pd, Vincenzo Vita, componente la commissione di Vigilanza Rai.

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