Bersani congela la consultazione per la leadership del Pd ma Renzi e Serrachiani non riescono a impensierirlo. Alla fine sarà proprio il segretario a sfidare il Cavaliere 

Pierluigi Bersani

Potere di un Berlusconi. Risorge, torna in campo, si candida e il centrosinistra va subito in pieno subbuglio.

Nonostante l’annuncio roboante dato più di un mese fa – «Faremo le primarie» – il segretario del Partito democratico Pier Luigi Bersani ha di fatto congelato la discussione facendole sparire dall’ordine del giorno con cui è stata convocata l’assemblea nazionale del partito per lunedì 16 luglio.

Mentre Alfano si fa da parte nel Pdl, la ragione del diniego perentorio a mettere in palio i vertici dei due partiti da parte delle vecchie classi dirigenti, è più o meno la stessa: c’è la crisi, si alza lo spread, non è il momento, serve la grande coalizione e c’è l’agenda Monti da realizzare. Insomma di primarie adesso non se ne parla, perché creerebbero soltanto confusione e instabilità. Ma che ne è dei rottamatori e dei formattatori, i 30-40enni del Pd o del Pdl che promettevano battaglia per il cambiamento?

Nel centrosinistra persino Matteo Renzi, che finora è stato l’unico a metterci davvero la faccia annunciando una sua candidatura per contendere la leadership del partito a Bersani, ha ammorbidito i toni. «Aspetteremo a settembre la data e le regole», ha fatto sapere il sindaco di Firenze in vista dell’assemblea di sabato 14.

E se le primarie del Pd alla fine si faranno sarà un evento da registrare soltanto per la prassi ed è assai probabile che i vari Renzi, Serracchiani ed altri, andranno divisi. Tutti destinati a una sicura sconfitta contro Bersani. E poi tra Berlusconi e Bersani come andrà a finire?

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