I quotidiani, un “democratico” amico in comune: nell’era di internet e social network, chi li uccide e chi li salverà?

quale futuro per i quotidiani?

C’è una crisi inarrestabile. In nove anni vendite in calo del 20%. Quotidiani che tentano restyling per accattivare l’interesse dei lettori, per sopravvivere. Redazioni decimate. Scenario non di certo roseo per la carta stampata. Sembra tramontare il rito hegeliano del “giornale come preghiera mattutina dell’uomo moderno”.

Qual’è, dunque, il futuro del giornalismo? C’è chi paventa la scomparsa delle testate cartacee, decretandone la morte. C’è chi, invece, ripone speranze per una possibile rinascita. Una rinascita fondata sull’emergere di una nuova cultura giornalistica, che abbracci i cambiamenti sempre più veloci della nostra società, che si integri con le nuove frontiere dei media. Una rinascita che equivale ad una rifondazione.

Il giornalismo puo’ e deve ripartire da questo, ne è convinto Enrico Pedemonte che nel suo libro-inchiesta “Morte e resurrezione dei giornali. Chi li uccide, chi li salverà”, ripercorre le cause che hanno decretato l’involuzione del mondo dell’informazione tradizionale non solo in Europa, ma anche negli Stati Uniti. Ne coglie gli aspetti più profondi, le motivazioni più plausibili, e perché no, anche le più rabbiose per la deriva di un modus vivendi simbolo, istituzione della società occidentale. Una crisi professionale senza precedenti.

Redattori, reporter sempre più vittime delle trasformazioni messe in atto da quell’immenso universo che è il world wide web. Siamo costantemente alla ricerca di notizie. Un tempo bastava acquistare uno dei tanti quotidiani per essere informati su fatti ed eventi di rilievo. E oggi? Oggi, tutto questo sembra non bastare più. Viviamo costantemente sotto il fuoco “amico” delle informazioni.

Internet, apps, social network, Google, smartphone ci connettono ad uno stile di vita all news. Un click e possiamo sapere tutto quello che vogliamo, ma soprattutto quando vogliamo. Non ci si stupisce allora che il mercato dell’editoria sia in crisi. La tecnologia, la rete hanno modificato le abitudini di lettura. C’è un dato incontrovertibile: un forte calo dell’interesse dei giovani alla lettura dei quotidiani. Loro, cercano notizie, ma purtroppo non giornali. L’informazione non passa più dalle edicole e le statistiche sembrano confermarlo. Ventinove ore al mese in rete e solo 53 minuti dedicati all’informazione on-line.

Facendo dei calcoli, in media un’ora di connessione al giorno su piattaforme sociali e meno di 2 minuti di informazione sui portali giornalistici on-line. Perché? Siamo nell’era del web 2.0 e la notizia diventa “social”. La generazione dei lettori cede il passo ad una “new generation”, quella degli utenti.

Si, proprio quegli utenti che sentono, sempre più, il bisogno di qualcosa da raccontare, un’idea da comunicare, un pensiero da esprimere, da far conoscere al mondo. Tutti così, in fondo, possono improvvisarsi “giornalisti” e diventare dei veri e propri produttori di contenuti. È questa la nuova frontiera del web 2.0: lo User Genereted Content. Ma il rischio c’è ed è evidente. Chi è veramente in grado di orientarsi in questo flusso indiscriminato di notizie? Chi garantisce la fondatezza dell’informazione, l’identità veritiera o fittizia dell’utente? Chi guida la nostra informazione? Un tempo si diceva “lo scrive il giornale” ed era sinonimo di garanzia. Oggi, chiunque puo’ scrivere e quella garanzia? Viene meno.

Il giornale non è solo un mezzo per pubblicare notizie e diffonderle è, altresì, un oggetto che crea un’identità collettiva, che permette un confronto, che innesca un dibattito. È questo il ruolo irrinunciabile dei giornali e dei giornalisti per la democrazia. Ma sfogliando i fogli di oggi, ci si rende conto che pochi svolgono questo compito. Tutto è gossip, spettacolo, sport, life-style. Ma ciò non è cruciale per un paese democratico. È necessario, e Pedemonte ne è propugnatore, riprogettare la stampa, rispondere alle nuove esigenze del lettore.

C’è una speranza, l’ipergiornale. Uno strumento che diffonde informazioni utili alla vita dei cittadini pregiandosi anche della loro partecipazione, che si identifica con i bisogni della collettività. La carta stampata deve riprendere in mano la comunicazione, per tornare ad essere quel “centro pulsante della comunità”.

Abbiamo bisogno di un’informazione di qualità, libera che torni ad essere il collante delle attività sociali, “il cane da guardia del potere”. Perché c’è un’opinione pubblica da formare e una democrazia da salvaguardare.. e noi abbiamo bisogno di loro, i giornali.

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