Condannato per aver sottratto soldi destinati ai bambini. L’inchiesta della Guardia di finanza era scattata dopo un servizio di “Striscia la Notizia”

Edoardo Costa

Condannato a 3 anni di reclusione e a 2mila euro di multa Edoardo Costa.

Il giudice della terza sezione penale Marina Zelante ha riconosciuto il modello reso famoso in Italia dalle soap opera «Vivere» e «Un posto al sole» colpevole di essersi appropriato indebitamente di circa 310mila euro dei 650mila donati a una onlus che lui presiedeva per aiutare i bambini dei Paesi più poveri nel mondo. La sentenza è stata emessa con rito abbreviato.

L’indagine della guardia di finanza che ha portato alla sentenza aveva preso il via da alcuni servizi televisivi di «Striscia la Notizia» e «Italian Job» in cui si denunciava che l’attore si era appropriato di soldi raccolti in occasione di eventi e serate di beneficenza, attraverso associazioni senza scopo di lucro. L’inchiesta ha poi fatto luce sul destino di parte delle somme raccolte dalla onlus Ciack (Construction Intelligent Association Kids), fondata nel 2002 e presieduta dallo stesso Costa con l’obiettivo ufficiale di aiutare i bambini dei Paesi più poveri nel mondo. Secondo la ricostruzione dei finanzieri, la onlus avrebbe destinato realmente allo scopo dichiarato solo una piccola parte delle somme raccolte, circa 80mila euro.

E al termine degli accertamenti, Costa era stato citato direttamente a giudizio dal pubblico ministero Bruna Albertini, che gli contestava i reati di truffa aggravata e appropriazione indebita per un totale di 726.642 euro ai danni di 93 persone che avevano raccolto quei soldi in favore della onlus, oltre che le accuse di falso ideologico e materiale, e uso di atto falso. Con lui era inizialmente imputato Antonino Savia per l’emissione di false fatture utili a giustificare parte degli ammanchi, ma le loro strade si sono poi divise e l’attore ha chiesto di accedere al giudizio abbreviato.

Se il pm lo scorso 31 maggio aveva chiesto di condannare il modello a 4 anni di carcere, oggi Zelante gli ha inflitto 3 anni, ritenendolo colpevole del reato di truffa per 205mila euro sui 382mila contestati e di appropriazione indebita per 138mila euro sui 343mila contestati. Il giudice, inoltre, lo ha assolto per mancanza di querela dai reati di falso, ma lo ha condannato a pagare 7mila euro di provvisionale a una delle tre vittime che si sono costituite parte civile come anticipo sul risarcimento da quantificare in un altro processo.

Si tratta della titolare dello studio Danza Attitude di Domodossola, che aveva organizzato uno spettacolo per la onlus di Costa, raccogliendo circa 4mila euro, costituitasi parte civile nel procedimento con l’avvocato Enrico Albert di Verbania. Invece il difensore di Costa, l’avvocato Enrico Allegro, aveva chiesto l’assoluzione del suo assistito, ritenendo i fatti contestati «inconsistenti», e in subordine il rinvio del fascicolo al pm, perché derubricasse le accuse in fatti penali e tributari.

Senza neppure attendere il deposito delle motivazioni, dopo la lettura del dispositivo Allegro ha dichiarato: «Letta la sentenza, andremo in appello. Non può essere diversamente, perché questa è in realtà una sana evasione fiscale, che già per due annualità è stata punita dal giudice di Varese con una multa da 5mila euro».

E pensare che all’inizio Edoardo Costa aveva smentito così lo scandalo…

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