Il Comandante di Costa Concordia: “è normale che mi sento quei morti sulla coscienza. Tutto per colpa di un incidente banale”. L’ira del Pm: “bugie imbarazzanti”

Francesco Schettino

“Sono trentadue vittime…è normale che me le senta sulla coscienza. E’ normale che io debba chiedere scusa,  come rappresentante di questo sistema di cui però anch’io sono vittima”.

Così l’ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino, nel corso di un’intervista esclusiva a “Quinta Colonnna” trasmessa ieri sera da Canale 5. Schettino, che era al timone della nave naufragata davanti al Gigio il 13 gennaio, spiega poi di non aver “sicuramente” trovato la pace: “ho la pace su quello che potevo fare, ma accettare quello che è successo, assolutamente no. Ma devo essere forte abbastanza da poterci convivere”. Quanto ai familiari delle vittime, Schettino precisa di non aver avuto ancora contatti, tranne che “in una circostanza, ma preferirei non parlarne, è una scelta fatta da me”. Ci pensa? “Certo, e mi farebbe piacere incontrare tutti”. “Posso solo dire che è successo tutto per colpa di un incidente banale. Poi il problema non era allertare ma calmare le persone. Se avessimo avuto cinque o dieci minuti in più a disposizione non sarebbe morto nessuno. Purtroppo su questo naufragio si è fatto tanto intrattenimento ma poca informazione su come sono andate davvero le cose”.    

Ma il Pm che sovrintende l’inchiesta sul naufragio attacca Schettino. “Nell’intervista Francesco Schettino ha detto bugie imbarazzanti”: questo il giudizio del procuratore capo di Grosseto, Francesco Verusio, che si è detto “sconcertato e imbarazzato” per la versione dell’incidente fornita in tv da Schettino.

“Lui – ha dichiarato Verusio – conosce bene la verità, perché gli atti, depositati dal gip, sono anche nelle sue mani. Testimonianze, registrazione di ciò che avvenne in plancia: tutto dimostra quali sono le sue responsabilità. Ed è tutto a sua conoscenza. E poi, all’indomani dell’arresto ammise di aver fatto una cazzata e ora si dipinge come il comandante perfetto che non è pentito di nulla. Da non crederci!”.

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