Invasione dei predatori nelle acque del Mediterraneo: paura nelle spiagge della penisola. Ma che succede?

lo squalo torna a far paura

L’uomo e la sua paura in uno spettacolo terrificante. La pinna maestosa che taglia le onde, le voci che si rincorrono e le immagini del celebre film di Steven Spielberg «Lo squalo» che per molti bagnanti si trasformano in un vero e proprio incubo. Gli avvistamenti degli ultimi giorni sono bastati a far tornare la paura lungo i lidi affollati di turisti in questo caldo luglio.

Appena il 6 luglio scorso, a un miglio dalla costa di Santa Tecla, una delle frazioni di Acireale, alcuni ragazzi vedono la pinna di uno squalo. Tanto basta a diffondere il panico. Qualche giorno prima, il 2 luglio, in Sardegna un diportista si imbatte in un grosso squalo elefante nella zona di Porto Ottiolu. Sulla costa di Taranto, vicino Marina di Chiatona, il 2 maggio viene avvistato uno squalo a due metri di profondità. Episodio confermato anche dalla Guardia costiera. Avvistamenti già c’erano stati mesi prima anche in Sardegna (6 marzo 2012)) tra Budoni e Posada e in Puglia (23 marzo 2012) a Leuca, verso Gallipoli.

E questo per citare solo i casi più recenti. Dal 2005 al 2010, stando ai dati di «Operazione Squalo Elefante» ricerca condotta dall’associazione MedSharks, sono stati avvistati 79 esemplari nel Mediterraneo. Nel nostro mare, infatti, vivono ben 47 specie di squali, 60 se consideriamo l’intera famiglia degli elasmabranchi (pesci con scheletro cartilagineo e non scheletrico) che comprende anche le razze e le chimere. I maggiori biologi marini mettono in guardia dai pericoli delle specie più pericolose (lo squalo bianco, per esempio) ma tendono a frenare ingiustificati allarmismi.

Eppure è ancora viva nella memoria la storia di Luciano Costanzo, 47 anni, lavoratore della Compagnia portuale di Piombino perde la vita, divorato da uno squalo al largo di Baratti, lungo la costa livornese il 2 Febbraio 1989. Un pescecane lungo sei metri lo divora durante un’immersione. Il figlio ventenne Gianluca ed un amico di famiglia, l’ingegnere napoletano Paolo Bader, 65 anni, usciti con lui in barca assistettero alla terribile scena senza poter fare nulla. È questo l’ultimo attacco mortale dovuto a un pescecane in Italia.

Ma il susseguirsi degli ultimi casi rilancia, da una spiaggia all’altra, la paura del pescecane. Fobia ancestrale, alimentata anche dalla letteratura e dal cinema, che si ripresenta all’inizio di ogni stagione estiva, soprattutto tra i sub. C’è poi chi riesce a scherzarci su come un giovane aspirante parrucchiere di Torre Annunziata, che il 2 maggio 2011 trova uno squalo azzurro spiaggiatosi alla Salera, in località Rovigliano. «Se sono riuscito a domare uno squalo, non avrò certo difficoltà con le chiome delle signore!» disse.

Ma gli squali, ricordano associazioni come Greenpeace, Mare Vivo o Shark Alliance che si battono per la loro tutela, sono dei preziosi bio-indicatori marini. La loro sopravvivenza è messa a rischio dalla pesca selvaggia. Bisogna combattere anche contro false credenze (si erano attribuite inesistenti proprietà antitumorali alla carne di pescecane) o usi alimentari. I cinesi, ad esempio, vanno matti per la zuppa di pinne di squalo e questo ha dato vita a un tipo di pesca assolutamente disumana: il pescecane viene privato delle pinne e gettato a mare ancora vivo e agonizzante.

L’Unione europea ha approvato un regolamento che vieta questo tipo di pesca ma, secondo le associazioni ambientaliste, ha ancora troppe maglie larghe che consentono numerose deroghe.

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