Caterina Cacopardo, classe 1922, memoria storica di Taormina, rievoca il drammatico giorno delle bombe

Caterina Cacopardo

“Ricordo benissimo quel giorno in cui persero la vita tanti amici di famiglia che abitavano a Cuseni. Avevo 21 anni ed ero a casa con mia madre, la stessa casa dove abito ancora in via del Ginnasio. Mio padre era al lavoro alla cava di Capo Taormina, lui era un abile scalpellino e le più belle scale in pietra di Taormina dei palazzi del centro portano la sua firma. Ad un tratto sentiamo un rombo di motore d’aereo seguito da un fischio e dallo scoppio di una bomba nel vallone sotto Piazza S.Agostino. Erano le 11 di mattina. Dalla strada sentivamo voci concitate : “ ecco sono arrivati, torneranno, dobbiamo scappare”.

“Mia madre mi dice di aspettare papà che sarebbe ritornato per il pranzo per decidere il da farsi. Le ore trascorrono veloci ma d’un tratto le sirene del semaforo sopra il Teatro Greco ci avvertono di una nuova incursione aerea, sono le 16, sentiamo un rumore cupo sopra le nostre teste ed un tremito sordo del terreno quasi come un terremoto che accompagna i primi scoppi delle bombe a Porta Catania e Cuseni. Una scheggia arriva sibilando pure sul nostro davanzale.

“Gli aerei per fortuna dopo attimi d’inferno che sembrano eterni si allontanano e noi di corsa prepariamo qualcosa da portare via perche’ la decisione immediata è quella di andare via . Raggiungiamo Piazza Badia e vediamo i soldati tedeschi che si dirigono di corsa nella zona colpita, sentiamo urla e ordini che non capiamo e raggiungiamo in fretta l’arco dei Cappuccini. C’è già tanta gente che si dirige verso il Tirone e Monte Ziretto. Noi prendiamo la strada per Mufarbi dove abbiamo una piccola casa e la vigna ed e’ il posto dove poi rimarremo insieme ad altri paesani sfollati per circa un mese”.

“Il giorno dopo, ritornando in paese per chiudere bene la casa, veniamo a sapere che ci sono stati circa 300 morti . La signora Stancanelli che abitava nei pressi del S.Domenico ha perso la vita facendo da scudo col suo corpo al figlioletto e lo ha salvato . La signora Mirazita, moglie del ricevitore del Registro e’ morta nel rifugio sotto Piazza S.Agostino nel dare alla luce un bambino.

“Il Sarto D’Allura che abitava nella scalinata del Carmine è rimasto sotto le macerie di casa sua. Il Signor Bolognari invece lo hanno tirato fuori vivo dalla villetta dove abitava nella discesa del Riis. In effetti a distanza di parecchi anni posso dire che S.Pancrazio aveva steso una mano sul paese salvandolo perché i danni sarebbero stati maggiori se le bombe non fossero state sospinte a mare da un forte vento che spirava fin dalla mattinata. Un miracolo lo fece pure nella sua chiesa dove per effetto degli spostamenti d’aria , si staccò il lampadario centrale dal tetto cadendo a terra e rimanendo intatto”.

Testimonianza ripresa e trascritta dall’arch. Piero Arrigo, nella qualità di conoscitore e ricercatore di fatti ed avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale.

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