Il presidente di Confindustria attacca il governo e il professore replica: “attenzione agli effetti sui mercati”

Giorgio Squinzi

Botta e risposta tra Giorgio Squinzi e Mario Monti. E’ guerra aperta sulle politiche finanziarie del governo.  

 «Dichiarazioni di questo tipo, come è avvenuto nei mesi scorsi, fanno aumentare lo spread e i tassi a carico non solo del debito ma anche delle imprese, e quindi invito a non fare danno alle imprese»

Il premier Monti non ci sta e, il giorno dopo le critiche di Squinzi, replica da Aix En Provence: «Invito a considerare che dichiarazioni di questo tipo da parte di personalità istituzionali ritenute responsabili hanno effetti molto rilevanti nei mercati e quindi suggerirei di fare più attenzione, non tanto nei riguardi del governo, che evidentemente non lo merita a giudicare da ciò che viene detto, ma verso le imprese. E poi – spiega – avevo capito che le forze produttive migliori desiderassero il contenimento del disavanzo pubblico e che obiettassero a manovre fatte in passato molto basate sull’aumento delle tasse, e che era ora di incidere su spesa pubblica e strutture dello Stato. Ma evidentemente avevo capito male».

A far sobbalzare il premier sono state le bordate del presidente di Confindustria da Serravalle Pistoiese. «Dobbiamo evitare la macelleria sociale ma si deve razionalizzare e semplificare la P.A. perché abbiamo ridondanze che vanno eliminate ha detto Squinzi -. Questo della spending review deve essere considerato un primo intervento ma c’è ancora da fare moltissimo». E ancora: «Il mio giudizio è ancora sospeso, ma da un governo tecnico mi sarei aspettato cose che non sono state ancora fatte, per esempio sul sostegno alla ricerca».

Per Monti, invece, arrivano parole di elogio dal governatore della Banca d’Italia Visco. I 470 punti di spread tra Btp e Bund per due quinti sono «colpa nostra, del nostro debito pubblico, della nostra scarsa competitività, della bassa crescita potenziale» ma «il resto è un premio al rischio che lo Stato italiano paga per il timore del sottoscrittore dei suoi titoli che a un certo punto la moneta unica non ci sia più» dice al Corriere della Sera, confidando che seppure è vero che «oggi le previsioni di consenso indicano che il Pil scendera’ grossomodo del 2%», l’Italia «alla fine dell’anno possa rivedere una luce in fondo al tunnel, se la situazione non peggiora ulteriormente, se il rischio sui tassi si riduce, se la soluzione della crisi è condivisa a livello europeo».

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