Le riflessioni di un “esodato” e il dramma di tanti italiani colpiti dalle politiche spietate dell’Esecutivo di Monti, che non rispetta i veri impegni dello Stato 

le proteste degli esodati

Ma come si fa ancora a considerare il governo Monti un governo tecnico, del quale gli italiani non possono fare a meno?

Oltre alle delusioni per chi vi aveva creduto come toccasana del dopo-Berlusconi, esso si è andato sempre più caratterizzando per aver reiteratamente provocato con i suoi interventi notevoli ingiustizie e palesi violazioni di diritti, tra i quali, non di poco conto, vi è la questione degli esodati.

Questi costituiscono un’ampia categoria di (ex) lavoratori che- facendo legittimo affidamento sulle norme di legge in vigore- hanno accettato di anticipare l’uscita dal mondo del lavoro per consentire in tal modo una riduzione dei costi delle aziende da cui dipendevano, evidentemente in crisi economica e finanziaria, peraltro ad essi non imputabile,e rendere più facile l’assunzione di giovani, in sostituzione dei lavoratori più anziani, con costi previdenziali maggiori, in uscita.

Lo scopo era quello di creare un filo rosso di solidarietà tra generazioni. Rinunciando ad incrementi pensionistici ed al conseguimento di maggiori anni di anzianità computabili a questi fini, l’esodando ha accettato una somma offertagli dal datore di lavoro, tale da consentirgli – a seguito di oculati e ben meditati calcoli- di mantenere sè e la propria famiglia fino alla data di raggiungimento della pensione vera e propria.

Questo meccanismo, ideato già sotto il governo Berlusconi (artefici il tandem dei ministri Sacconi/Tremonti), non è un “favore” concesso al lavoratore dipendente, ma è stato voluto dalle aziende, dallo Stato, dall’Inps/Inpdap e condiviso dalle rappresentanze sindacali e da lavoratori aderenti.

Ma il governo Monti, all’atto della prima pesantissima manovra sulla riforma del sistema pensionistico, non ha tenuto conto di questa ampia platea di lavoratori ( 390.000 secondo i dati forniti dall’INPS) che doveva essere salvaguardata, cioè non doveva rientrare nella previsione delle nuove più restrittive regole della riforma Fornero. Ciò in quanto gli accordi erano stati sottoscritti quando le regole erano diverse e non poteva sorgere dubbio che lo Stato e l’INPS rispettassero gli impegni presi e sottoscritti. Ma non sempre “pacta sunt servanda” specie se a rimetterci è il più debole !

Così per la fretta di garantire i famigerati “mercati”, dai quali l’attuale governo dimostra sempre più di aver avuto l’investitura, si sono deliberatamente ignorati i reali “numeri” degli esodati con i relativi costi e risorse da rinvenire ed accantonare e ne è stato sottostimato il numero, riconoscendone prima soltanto 10.000, poi 65.000; ora, dopo notevoli pressioni dal basso e mobilitazioni degli interessati, si è giunti alla riconferma dei dati forniti dall’ INPS, altri 55.000, per un totale di 110.000 esodati.

Un governo “tecnico” dovrebbe caratterizzarsi per l’affidabilità dei numeri, invece abbiamo assistito ad un balletto di cifre, con rettifiche postume della Foriero : ciò rende una situazione drammatica, anche farsesca.

Nelle vicenda “esodati” rientrano diverse tipologie di lavoratori : i dipendenti da Enti pubblici o di Aziende private erogatori di servizi di pubblica utilità ( Banche,Esattorie, Monopoli di stato, Poste italiane) ; essi, esclusi dal sistema di ammortizzatori sociali a seguito di ristrutturazioni aziendali- hanno ottenuto l’impegno dei fondi di solidarietà ; cioè l’erogazione di assegni straordinari per quelli ammessi a fruire dell’ esodo anticipato. Assegni a titolo temporaneo, non posti a carico del sistema previdenziale obbligatorio.

Ma “esodati” sono anche quei lavoratori che- a seguito di Mobilità, per dichiarazione aziendale di esuberi – hanno sottoscritto accordi collettivi con il Ministero del Lavoro, finalizzati all’accompagnamento alla pensione.Si salvano così posti di lavoro per i giovani oppure, in caso di mobilità lunga, se ne consente l’assunzione . I lavoratori in mobilità sono dipendenti licenziati a seguito di ristrutturazione o chiusura di aziende, cui l’INPS eroga un sussidio per un massimo di 3 anni.

Non rispettando gli impegni assunti, lo Stato perde la faccia nei confronti di quanti avevano contato sulle leggi vigenti per accettare la difficile scelta del pensionamento anticipato : nei loro confronti, vengono cambiate le regole “a posteriori”, in maniera indebita.

Quello stesso Stato che si è guardato bene dal cambiarle quando, dibattendosi sulla introduzione di un’imposta patrimoniale, ha detto di non poter colpire i capitali esportati all’estero in modo clandestino (poi rientrati in minima parte beneficiando dello “scudo fiscale”), perchè si era impegnato a non assoggettarli ad alcuna imposizione fiscale.

Stiamo parlando di evasori fiscali dichiarati, esportatori in nero di capitali , spesso derivanti da illeciti o da attività di riciclaggio. Invece, nel caso degli esodati, si tratta di ” lavoratori” , non abbastanza importanti da essere rispettati nei loro più fondamentali diritti pregressi.

Oggi il movimento degli esodati – che sta svolgendo da mesi manifestazioni in varie città, con presidi e sit-in davanti al Parlamento – rivendica il rispetto integrale dei patti sottoscritti dalle Istituzioni, dalle aziende e dai sindacati sulla base delle norme vigenti all’epoca. Il governo Monti deve trovare i modi e le forme più opportune per garantire questo esito più che giusto e legittimo.

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