ll bilancio consolidato della Santa Sede 2011 ha chiuso in negativo: perdite per 15 milioni di euro

Vaticano in deficit

La crisi non risparmia nessuno: nemmeno la Chiesa. Il bilancio consolidato della Santa Sede per il 2011 ha chiuso con un disavanzo di quasi 15 milioni di euro. Per l’esattezza si tratta di 14.890.034 milioni di euro, dovuti alla differenza tra i 263,7 milioni di costi e i 248,8 milioni di ricavi.

Il competente Consiglio dei cardinali, presieduto dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, ha spiegato che «su tale risultato ha influito l’andamento negativo dei mercati finanziari mondiali che non ha consentito di raggiungere gli obiettivi preventivati».

Nel comunicato – come riporta Lettera 43 – si legge che «capitoli di spesa più impegnativi sono stati quelli relativi al costo del personale che, al 31 dicembre, contava 2.832 unità, e ai mezzi di comunicazione sociali, considerati nel loro complesso».

A spiegare i dati nel dettaglio ci ha pensato padre Federico Lombardi, che ha escluso qualsiasi taglio al «Il disavanzo registrato quest’anno, risente del fatto che gli introiti da beni mobiliari, cioè dagli investimenti dell’Apsa in obbligazioni e titoli sui mercati internazionali, sono stati inferiori agli anni precedenti. E questo non stupisce nessuno, è la realtà del mondo in cui viviamo».

Si tratta comunque del dato peggiore da diversi anni a questa parte. Il bilancio consuntivo consolidato dall’anno 2010 infatti registrava un avanzo di 9,8 milioni, quello del 2009 un disavanzo di 4 milioni, del 2008 un disavanzo di un milione, del 2007 di 9 milioni.
Nonostante le difficoltà economiche mondiali, tuttavia, c’è stata una tenuta sia del canone, cioè del contributo che le diocesi di tutto il mondo portano alle attività della Santa Sede, passato da 27,3 a 32,1 milioni di dollari, sia dell’obolo di San Pietro (le offerte che vanno alle attività caritative del Papa ma che non entrano nel bilancio vaticano), passato da 67,7 a 69,7 milioni di dollari.

Ad evitare al bilancio consolidato un passivo ancora più pesante è il contributo offerto, come accade ogni anno, dallo Ior, che per il 2011 è stato di 49 milioni di euro.

«Pur con il mantenimento dei posti di lavoro, non si è mancato di richiamare alla prudenza e al contenimento delle spese», è stato spiegato in merito alla riunione dei cardinali.

Un’amministrazione autonoma e a parte rispetto ai contributi della Santa Sede è poi quella del Governatorato (1.887 dipendenti), che dopo due anni difficili nel 2008 e 2009, dall’anno scorso ha risultati più stabili e per il 2011 ha fatto segnare un attivo di 21,8 milioni di euro.

A tale proposito, «particolarmente significativo è stato l’apporto dato dai Musei Vaticani, i quali hanno prodotto ricavi che passano da 82,4 milioni di euro del 2010 a 91,3 milioni di euro, per un totale di più di cinque milioni di visitatori, cifra che, secondo le classifiche specializzate, colloca questa istituzione tra le più prestigiose ed importanti a livello mondiale».

Rispondendo ai giornalisti, padre Lombardi non ha però voluto fare commenti sul contenuto del rapporto finale sulle norme antiriciclaggio vaticane adottato il 4 luglio a Strasburgo dal comitato Moneyval del Consiglio d’Europa.

«Sono sereno: ci sembra di essere sulla buona strada. È un cammino su cui ci si è messi e questa è una tappa importante su questo cammino», ha aggiunto.

Il rapporto dovrebbe essere pubblicato entro un mese insieme alle eventuali osservazione vaticane e fino ad allora verrà rispettato il «mandato di rigorosa riservatezza» imposto dallo stesso Moneyval

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