Per la prima volta in Ue il costo del denaro scende sotto il punto percentuale. Governatore lancia un duro monito

Mario Draghi

La Bce taglia i tassi al livello più basso mai raggiunto, allo 0,75%, ma l’allarme di Mario Draghi sulla ripresa in Eurozona gela i mercati, con Madrid e Milano che chiudono in profondo rosso.

L’Eurotower non prende inoltre in considerazione l’ipotesi di nuove misure straordinarie come le due maxi operazioni di rifinanziamento (Ltro) dei mesi scorsi e si limita ad azzerare i tassi sui depositi per incentivare le banche a prestare denaro.

Il presidente Draghi, alla fine del consiglio che ha preso la decisione sui tassi «all’unanimita», avvisa sulla «debolezza» dell’economia della zona euro, che ha toccato «tutti i paesi» anche i più forti e l’incertezza sul futuro con un’inflazione che continua sì a calare (sarà sotto il 2% nel 2013) ma con una elevata disoccupazione che pesa su una ripresa vista come «lenta e graduale». I rischi stimati lo scorso mese «si sono materializzati» e per questo il taglio «è diretto a tutti i paesi» dell’area anche quindi la Germania i cui dati mostrano un rallentamento dell’economia. Il problema, ha ripetuto, è la mancanza di domanda, un fattore che rende efficaci fino a un certo punto le stesse misure straordinarie della Bce. Quasi contemporaneamente anche la Banca centrale cinese taglia dello 0,25% i tassi, mentre quella di Inghilterra li lascia stabili allo 0,5%, ma aumenta il programma di quantitative easing di 50 miliardi di sterline.

Draghi affronta poi il tema delle riforme e delle nuove misure prese al Vertice Ue. Ribadisce il suo giudizio positivo per gli esiti (molti lo hanno dipinto come il vero vincitore del summit) e, pur mostrando rispetto per le decisioni che prenderanno le istituzioni europee, pone dei paletti ben precisi sui due temi più caldi: l’uso dei fondi Esm-Efsf in funzione anti spread e di salvataggio delle banche e l’attribuzione alla Bce della supervisione degli istituti di credito dell’area. Il presidente Bce scandisce per ben tre volte come «tutti» gli interventi che prenderanno i fondi Ue devono sottostare a condizioni per garantire a tali misure la credibilità. I due fondi comunque hanno risorse «adeguate» a fronteggiare i rischi. La Bce agirà solo come agente e il suo programma di acquisto titoli di stato rimane dormiente. Per la vigilanza unica della Bce i paletti fissati da Draghi sono ben cinque. La Bce in ogni caso dovrà essere «rigorosa e indipendente» sul controllo delle banche senza assumersi dei rischi e dimostrando in maniera chiara e democratica di non fare preferenze o omissioni in base alla nazionalità. Draghi si aspetta che su questi punti rimanga «il forte impegno politico» dei leader nei passaggi istituzionali della proposta che dovrebbe essere approvata entro l’anno anche se «non c’è fretta ed è meglio fare bene e con calma». Su questo fronte comunque la Bce potrà far leva sulle banche centrali e le autorità di vigilanza nazionali: «sono stato alla Banca d’Italia sei anni (dal 2005 al 2011 ndr) e conosco bene »la tradizione, le qualità e le competenze« della vigilanza nazionale.

Le sforbiciate sui tassi, da parte della Bce e della Banca Centrale Cinese, non sono bastate alle Borse. Sui listini ha pesato, soprattutto, l’allarme lanciato da Draghi sul permanere della debolezza dell’eurozona e sui rischi connessi alla disoccupazione. L’incertezza ha colpito, in particolare, Milano (-2,03%) e Madrid (-2,99%) zavorrate dalle banche con la tensione sui titoli di stato che si è, ancora una volta, inasprita. Unica piazza sopra la parità Londra (+0,14%) con la Banca d’Inghilterra che ha deciso di mantenere fermo allo 0,50% il tasso d’interesse di riferimento. Senza freni, nel dettaglio, la corsa al rialzo dello spread tra il btp e il bund tedesco. Il differenziale tra i due ha chiuso a 457 punti base (460 nel corso della seduta) dai 429 di ieri col tasso sul decennale italiano in crescita al 5,95% . Ed è schizzato a 534 punti (per poi chiudere a 532) lo spread tra i titoli spagnoli decennali e quelli tedeschi col rendimento dei bonos al 6,74% (in chiusura 6,7%). Sul fronte governativo sono andate bene l’asta spagnola e quella irlandese mentre non ha influenzato più di tanto quella francese (venduti bond per 467 miliardi con tassi in lieve rialzo). La Spagna ha venduto bond per 3 miliardi, con il titolo a 10 anni che ha registrato un tasso del 6,43%, dal 6,044% dell’asta del 7 giugno mentre, quello a 5 anni, è salito al 5,53% dal 5,35% del mese scorso. È c’è attesa per la prossima settimana quando il Governo spagnolo presenterà un nuovo pacchetto di misure che serviranno per mantenere l’obiettivo di riduzione del deficit al 3% del Pil nel 2013.

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