Il procuratore Antimafia è convinto che l’urologo non fosse a Marsiglia quando venne operato il super-boss

Pietro Grasso

La Procura di Viterbo esclude la pista mafiosa sul mistero della morte di Attilio Manca, sebbene la fine del giovane medico barcellonese faccia presupporre proprio il contrario.  

Il procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, a sua volta, dichiara adesso che “non esistono riscontri che attestino la prova di altre persone, a parte i medici francesi, a Marsiglia per l’operazione di Provenzano”.

La famiglia Manca ritiene però, sulla base concreta di molteplici indizi, che il vero responsabile sia proprio il boss di Cosa Nostra.

Perché non è stato sentito? “A che titolo dovremmo farlo?”, risponde Grasso. “La richiesta di verità e giustizia deve partire da situazioni fondate ed elementi concreti”.

Attilio Manca, l’urologo 34enne di Barcellona, è stato trovato morto il 12 febbraio del 2004 nella sua casa di Viterbo (lavorava a Belcolle) con due buchi sul braccio sinistro. La principale contestazione parte da qui: come ha fatto a farseli, lui che era un mancino puro? La tesi del padre dell’urologo, Gioacchino, della madre Angela e del fratello Gianluca è sempre stata che Attilio sarebbe stato ucciso dalla mafia. Nell’ottobre del 2003, pochi mesi prima della sua morte, si trovava infatti a Marsiglia «per un’operazione innovativa», come sostenuto da Angela Manca.

E nello stesso periodo l’allora latitante Bernardo Provenzano veniva operato alla prostata proprio in Francia.

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