Con l’ausilio di un campo magnetico, un catetere viene guidato attraverso cuore e vasi: è in grado di eliminare elettricamente tutte le aree che risultano danneggiate

Stereotaxis

Un altro strumento all’avanguardia è arrivato in sala operatoria.

Grande e dall’aria molto sofisticata, si chiama Stereotaxis e promette di rivoluzionare il modo con cui si trattano alcune aritmie cardiache: in Italia per il momento ce ne sono cinque (a Milano, al San Raffaele e al Sacco; a Torino all’ospedale Mauriziano; all’Humanitas di Rozzano; all’ospedale Maria Cecilia di Cotignola), che finora hanno permesso di curare con successo circa 2000 pazienti attraverso un intervento rimborsabile dal Servizio Sanitario.

L’aritmia più diffusa – si legge in un approfondimento sul Corriere della Sera – è la fibrillazione atriale, che in Italia riguarda circa 500mila persone ed è frequente soprattutto dopo i 60 anni; in questi casi per colpa di segnali elettrici anomali il ritmo cardiaco diventa veloce, disordinato e poco efficiente.

Una delle possibilità di cura è la cosiddetta ablazione: con estrema precisione si vanno a ledere pareti dell’atrio sinistro del cuore, dove quasi sempre si generano gli impulsi irregolari, per isolare elettricamente le cellule “ribelli” e bloccare la trasmissione di segnali anomali. Per farlo si usano cateteri specifici, che vengono guidati nelle aree da trattare per poi dare la “scarica” elettrica giusta. Con Stereotaxis l’intervento diventa ancora più sofisticato e soprattutto preciso.

«Il sistema genera un campo magnetico attorno al paziente, il cui orientamento può essere modificato attraverso il computer – spiega Carlo Pappone, direttore dell’Accademia di Aritmologia presso l’ospedale Maria Cecilia di Cotignola (Ra), che ha contribuito a sviluppare la tecnologia portandola nel nostro Paese –. Inserendo un catetere con una punta metallica nel circolo sanguigno è così possibile portarlo ovunque nel cuore, grazie al campo magnetico generato dalla macchina, raggiungendo i punti specifici responsabili dell’aritmia.

Il sondino, gestito tramite computer, consente innanzitutto di riconoscere la forma tridimensionale delle cavità cardiache e capire quali zone producono segnali elettrici anomali; quindi, può essere usato per agire in modo preciso e accurato su queste aree, erogando una radiofrequenza che compie l’ablazione vera e propria “silenziando” l’aritmia».

In sostanza in una sola seduta si può fare diagnosi e trattamento, in circa 90 minuti: nella prima fase di “mappaggio” tridimensionale si individuano le aree dove eseguire l’intervento e quelle dove al contrario sarebbe pericoloso agire, quindi si istruisce il computer per la procedura.

L’ablazione può quindi essere fatta in automatico sotto la guida del computer, senza bisogno che il medico agisca in alcun modo una volta programmato l’«itinerario» e l’azione del catetere: per il momento la fase iniziale di riconoscimento delle zone bersaglio deve essere eseguita dal medico, ma è ipotizzabile che in futuro anche questa parte della procedura possa essere automatizzata.

«Perché la macchina funzioni non è necessario che l’operatore sia nelle vicinanze del paziente o dello strumento: si può essere anche a migliaia di chilometri dalla sala operatoria dove avviene l’intervento, la comunicazione tra medico e macchina può avvenire infatti via cavi elettrici o tramite internet – dice Pappone –. Si tratta di un super-computer intelligente che oltre a ricostruire le camere cardiache può navigarvi in maniera autonoma andando a curare le aree malate: con un sistema simile si aumenta la precisione dell’intervento rendendolo anche più sicuro, visto che il catetere magnetico è molto morbido e flessibile e può viaggiare nel cuore senza rischiare di far danni. Si riduce inoltre la quantità di raggi X a cui viene sottoposto il paziente, grazie alla mappatura tridimensionale iniziale».

Il sistema di «navigazione satellitare»di Stereotaxis ha anche un altro vantaggio: essendo in grado di registrare le coordinate del punto dove si interviene con estrema precisione, è possibile tornare sull’area in cui si è intervenuti con la certezza di non sbagliare.

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