La Camera boccia la richiesta di Idv e Lega contro il Ministro del Lavoro: 88 i sì, 435 no e 18 gli astenuti

Elsa Fornero

Alla fine si è salvata. L’ha spuntata, con numeri meno rassicuranti del previsto ma senza eccessivi patemi d’animo.

Il margine di sicurezza era ampio, e così il ministro del Welfare Elsa Fornero ha superato indenne l’esame della sfiducia presentata nei suoi confronti da Lega Nord e Italia dei valori.

L’Aula della Camera ha bocciato le mozioni. I voti a favore sono stati 88, 435 i contrari, 18 gli astenuti. Il 27 giugno, proprio sulla riforma del lavoro, i sì erano stati 457.

Dal sostegno Abc è mancato qualcosa nelle fila del Popolo della libertà: nella conta non tornano 61 voti. Cinque deputati del Pdl hanno detto sì alla sfiducia: Cirielli, Miserotti, Mussolini, Pili e Rampelli. Poi 16 sono stati gli astenuti, mentre 31 non hanno votato, di cui nove in missione. Tra gli assenti, Berlusconi, Corsaro, Bianconi, Crosetto, La Russa, Tremonti e Verdini.

Del Partito democratico 19 erano i deputati che non hanno partecipato al voto ma, hanno spiegato dal gruppo, sono stati cinque gli assenti non giustificati: Boccuzzi, Esposito, Niecchi, Codurelli, Rossa. Parte di una fronda anti-Elsa? Infine Popolo e territorio: 10 non pervenuti.

Niente lacrime stavolta, come in quella memorabile conferenza stampa del 4 dicembre, anche se la diretta interessata ha ammesso il dolore: «Mi ha creato sofferenza, però lo abbiamo superato e ora continuerò a lavorare come prima», è stata la prima dichiarazione dopo il voto.

Quindi il sussulto d’orgoglio: «A chi mi accusa voglio dire che non ho mai mentito. Non è mia abitudine».

Il riferimento era soprattutto alle parole di Antonio Di Pietro, tra i più duri nelle dichiarazioni alla Camera: «La Fornero ha imbrogliato gli italiani», ha tuonato il leader dell’Idv.

Il premier Mario Monti si era speso in difesa della collega di governo, minacciando i partiti: «Se votate contro di lei bocciate l’azione dell’intero esecutivo».

La pietra dello scandalo era stata la gestione della questione esodati, i lavoratori rimasti senza stipendio e senza pensione. Una categoria creata dalla riforma delle pensioni, prima sottostimata e poi lievitata nei numeri in seguito alla pubblicazione dei dati Inps.

Vendola aveva parlato di «sciatteria», sottolineando così l’ennesima gaffe del governo dei tecnici, di cui la Fornero è degna rappresentante.

Invisa a gran parte dell’arco politico parlamentare, è finita nell’occhio del ciclone anche per la frase inquietante pronunciata al Wall Street Journal («Il lavoro non è un diritto»), oltre che per gli attacchi ai mammoni del posto fisso (polemica che aveva coinvolto anche la figlia del ministro).

Dopo una pioggia di richieste di dimissioni e una mozione di sfiducia, la Fornero resiste salda al suo posto: «Io infastidita? Credo non sia il termine adatto».

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