L’Europeo doveva far dimenticare gli scandali del pallone di “casa nostra” e rilanciare la politica di Monti: ma il disegno è naufragato sul più bello…

Mario Monti in versione Supermario Balotelli

Gli europei di calcio dovevano servire scopi politici immanenti: distogliere la gente dai gravi problemi sociali, sostenere la politica di Monti, far dimenticare “Calciopoli”. L’impresa è riuscita solo in parte e per breve tempo, poi la dura realtà è ritornata.

L’uso politico del calcio è ormai una prassi consolidata: una squadra calcistica vincente serve a promuovere politicamente il suo presidente (Berlusconi, Moratti, Agnelli, eTc.).

Gli europei di calcio erano un’ottima occasione per 3 obiettivi politici: distogliere la gente dai gravi problemi sociali del Paese; sostenere la politica antipopolare di Monti/BCE; far dimenticare l’ennesimo scandalo del calcio-scommesse.

Un esercito di parassiti del calcio – giornalisti, commentatori, esperti -si è dedicato a questa triplice impresa, reclamizzando la nostra squadra e l’allenatore “vero stratega”.

Dopo le prime partite dell’Italia, non certo esaltanti in un girone “facile”, è subentrata un po’ di paura: la nostra squadra poteva essere eliminata, ma si è salvata rischiando.

Superate a fatica le eliminatorie, i nostri propagandisti hanno ripreso fiato. La prima partita con una spenta Inghilterra è finita ai rigori, a nostro vantaggio. L’Italia del calcio affrontava ora la Germania in semifinale, quella politica (Monti) la Merkel a Bruxelles.

La squadra giocava la sua migliore partita, vincendo con 2 goal di Mario Balotelli. Ecco dunque l’equazione politica tanto attesa: Mario Monti ha sconfitto la “perfida” Merkel (!?). L’Italia del calcio e della politica di Monti è risorta con una doppia vittoria.

Si tratta ovviamente di una balla politica, come hanno poi riconosciuto i commentatori più attenti ed onesti (ved. mio testo su Pickline). Ma anche di una contestuale balla calcistica, come ha dimostrato la sonora batosta con la Spagna, in finale (0-4). Il punteggio poteva essere anche più severo, ma i giocatori spagnoli e l’arbitro non hanno infierito.

Da un giorno all’altro, Prandelli, il “vero stratega”, è diventato oggetto di critiche feroci. “Prandelli, cosa hai fatto? “, titolavano i giornali sportivi; ogni italiano esprimeva critiche, delusione e disappunto. L’esaltazione strumentale era finita malamente.

A mio parere – tenuto conto della situazione del calcio italiano (squadre imbottite di stranieri, giocatori superpagati e supervalutati, calcio mercificato e strumentalizzato, corruzione reiterata, coinvolti anche convocati in nazionale) – Prandelli ha ottenuto un buon risultato complessivo, nonostante i gravi errori commessi, sia nell’arco dei campionati che nella partita finale. Giocando ogni 4 giorni, era opportuno ruotare giocatori che sono dello stesso livello, in modo da risparmiarli nel finale. Non si mettono in campo, e poi si tolgono, giocatori, stressati e malandati, lasciando la squadra in 10 (mentre perde 0 a 2), per esaurimento dei cambi a 25 minuti dalla fine. Uno sportivo deve saper valutare con equilibrio i valori calcistici e le potenzialità delle squadre.

Ma le differenze del nostro calcio con quello spagnolo, sono radicali: le squadre spagnole – come Barcellona e Real Madrid – sono di valore mondiale; impiegano largamente giocatori spagnoli provenienti dal loro vivaio calcistico, più curato e meno corrotto.

Quello che ci deve indignare, non è di aver perso malamente una finale ambita, ma l’uso politico e strumentale del calcio, da parte di un esercito di parassiti che vivono sul calcio.

Un uso mediatico, strumentale e truffaldino, che consente di manipolare una realtà politica e sociale disastrosa, coprendola con le vicende calcistiche di una squadra nazionale. Perciò equilibrio, impegno e ricerca della verità anche per i fatti politici che ci vengono raccontati in modo distorto.

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