Bobo nuovo segretario del Carroccio e il Senatur piange citando Salomone: “rinuncio al bambino per salvarlo”

Bobo Maroni e Umberto Bossi

Rimarranno nella storia della Lega nord le immagini di Umberto Bossi in lacrime, che per salvare il suo “bambino”, il movimento che ha fondato e guidato per oltre vent’anni, è costretto a rinunciarvi per evitare che venga irrimediabilmente diviso. Così come segna una pietra miliare nella storia del Carroccio l’incoronazione del nuovo, acclamato e sorridente, leader Roberto Maroni.

L’elezione a scrutinio palese per alzata di mano e a maggioranza schiacciante dell’ex ministro dell’Interno, appena cinque mesi dopo la “scomunica” giunta dai suoi nemici interni (il divieto a parlare in manifestazioni leghiste senza autorizzazione) è una vera e propria rivoluzione, in un partito abituato alla guida di un padre-padrone considerato praticamente intoccabile. Un cambiamento, impensabile fino a pochi mesi fa, che si è concretizzato oggi, tra colpi di scena, ultime schermaglie e puntualizzazioni.

“Sarò un segretario senza tutele, commissariamenti e ombre”, ha detto Maroni prima di essere eletto. Ed era questo che stava più a cuore al neo segretario: assicurarsi di poter esercitare la sua funzione di guida politica e organizzativa della Lega nella più ampia libertà di azione, soprattutto senza la presenza ingombrante di Bossi, che pretendeva di avere ancora sostanziale voce in capitolo, per esempio rivendicando per sé il diritto di scegliere il venti per cento dei consiglieri regionali e parlamentari.

Ed è proprio sulle funzioni del presidente federale della Lega, la carica assegnata a Bossi a vita, che si è consumato lo scontro dietro le quinte. Per questo, quando il senatùr si è reso conto che lo Statuto era stato approvato prima del suo arrivo ha temuto “l’imbroglio” e osservato che “lo Statuto si può modificare fino a che il Congresso è in corso”. Ma il passo era stato già compiuto. “Nessun imbroglio, lo Statuto è stato votato quasi all’unanimità”, ha prontamente replicato il presidente della Regione Veneto Luca Zaia. E Bossi non ha potuto fare altro che accettare l’esito e rinunciare alla sua creatura per evitare divisioni laceranti. L’alternativa, secondo una fonte, era già pronta e sarebbe stata la secessione dei bossiani.

Dopo le lacrime di Bossi, la replica di Maroni: “Umberto per me è mio fratello, lo porterò sempre nel cuore. Ma oggi inizia una fase nuova”. Innanzi tutto, la Lega punta ad diventare come “La Csu in Baviera”, che è riuscita, “con la concretezza dei suoi amministratori, a diventare il partito egemone di quella regione. La Lega deve diventare il primo partito di tutte le regioni della Padania. E la chiave del nostro successo è il territorio”. Tutto ciò, senza “rincorrere Grillo”, che “non ha gli amministratori che abbiamo noi, e che saranno i nostri alfieri, anche nelle battaglie politiche”.

Una Lega che troverà la sua strada, forse, “via dalle poltrone romane” che vuol dire “fuori dalla Rai, da questi posti di potere, che non ci hanno portato nulla. Via dai doppi incarichi. E questo deve valere soprattutto dentro la Lega” perché “non c’è tempo, non c’è possibilità di occuparsi di troppe cose”. Una Lega, ha scandito Maroni, che è “immortale, continuerà la sua battaglia fino alla libertà della Padania” e che tornerà “potentissima”.

Maroni ha tratteggiato una Lega che “non è antieuropeista, e noi non siamo contro l’euro” ma “a condizione che si possa creare una nuova Europa, con nuove regioni come la Padania”. “Altrimenti – ha spiegato – è meglio uscire dalla moneta unica, e poi succederà quello che deve succedere, ma ci libereremo dalle zavorre che abbiamo”.

“Il progetto d’indipendenza della Padania non cambia – ha detto Maroni, dopo che ieri Mario Borghezio ed Erminio Boso avevano chiesto di riconoscere una corrente indipendentista – Questo è il progetto della Lega”. E ha smentito le voci di modifica dell’articolo uno dello Statuto: “Finché ci sarò io non si toccherà: la Padania come regione d’Europa” perché “l’Europa fatta di organismi che stanno morendo, gli Stati nazionali”.

L’ex ministro dell’Interno ha poi replicato, senza citarlo, a Umberto Bossi, che ha parlato di attacco alla Lega “che non ha rubato niente” attraverso la magistratura. “Basta beghe interne, basta piangerci addosso, non ne posso più – ha detto Maroni – Io non credo ai complotti”.

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