Non ci sarà un’altra manovra ma in vista altre scure su Tribunali, Prefetture e Province. “Dieta” per i Comuni 

Mario Monti

I tagli nel pesante apparato dello Stato e a farne le spese potrebbero essere 10mila dipendenti pubblici. E’ uno degli effetti della spending review.

Il governo sta pensando di ridurre del 20 per cento i dirigenti, del 10 per cento i dirigenti di secondo livello e del 5 per cento gli altri ruoli.

In tutto sarebbero interessati 10 mila dipendenti: chi non accetterà la mobilità, cioè di spostarsi da un ufficio all’altro nell’ambito della Regione, passerà in “cassa” per 2 anni con l’80 per cento dello stipendio e poi 8 mesi in Aspi. Il decreto sulla spending review dovrebbe essere alla stretta finale e potrebbe essere varato subito dopo i vertici con sindacati e Regioni che si dovrebbero concludere martedì 3 luglio.

Ancora non si conoscono le cifre esatte: a quanto scrive Roberto Petrini su Repubblica, “restano aperte tutte le opzioni, ma dopo i risultati positivi di Bruxelles, di sicuro c’è solo che bisognerà reperire i 4,2 miliardi per la sterilizzazione dell’aumento dell’Iva di quest’anno, le risorse per il terremoto dell’Emilia e le spese inderogabili come quelle per le missioni internazionali.

Forte anche del buon risultato del gettito Imu, ieri Monti ha escluso il ricorso ad una manovra di aggiustamento dei conti in corso d’anno. Resta tuttavia aperta l’ipotesi di portare l’arco temporale della manovra su tre anni (anche perché l’aumento dell’Iva ci sarà anche l’anno prossimo e la sua eliminazione costerà 13,2 miliardi). In questo caso si arriverebbe a 30 miliardi fino al 2014″.

Ad essere al centro di un braccio di ferro sono le spese nella sanità. Tra i ministri interessati e lo stesso Balduzzi (titolare della Sanità) si sono tenute delle riunioni anche nella giornata di venerdì 29 giugno. Spiega Petrini: “Quello che è certo è che la spesa per i medicinali di Asl e ospedali dovrebbe scendere dall’attuale tetto del 13,2 per cento, ma il ministero della Sanità vorrebbe scendere di 2 punti mentre le richieste di Bondi sarebbero ben superiori (fino a 5 punti). L’obiettivo è comunque quello di ottenere risparmi complessivi di 1,5 miliardi”.

Per quanto riguarda invece il pubblico impiego, appare scontato il taglio dei buoni pasto da 7,5 a 5 euro al giorno, mentre viene mantenuta aperta l’ipotesi di un rinvio del pagamento della tredicesima a gennaio del 2013, anche se questa manovra appare alquanto improbabile.

A sorpresa spunta anche l’ipotesi di un rafforzamento della manovra: per favorire gli esodi si derogherebbe alla riforma Fornero in modo da mandare in pensione con le vecchie regole anche chi ha maturato i requisiti nei primi mesi di quest’anno.

Anche la questione delle Province da tagliare sembra farsi concreta: a fine anno la Corte costituzionale si pronuncerà sul sistema dei tagli previsto dal “Salva Italia”. Nel caso in cui le Province vincessero il ricorso, si dovrà però nuovamente procedere con legge ordinaria. Si taglieranno da 10 a 40 province con il metodo dell’accorpamento in base a numero di Comuni, superficie e abitanti.

Tagli in vista anche per Tribunali e Prefetture: queste ultime in particolare scompariranno dove saranno cancellate le Province. Per i Comuni sopra i 5.000 abitanti è previsto che gestiscano obbligatoriamente i servizi in forma associata.

Nel mirino anche le società partecipate da parte di Regioni, Province e Comuni. Venerdì 29 giugno, era stessa associazione delle Province (Upi) a sottolineare che esistono 3.127 società, consorzi ed enti strumentali di Regioni, Province e Comuni che costano 7 miliardi l’anno e che hanno “sigle improbabili” e create dal nulla con l’unico scopo di ”spartire poltrone e gestire potere”. Anche qui, la spending review studiata da Enrico Bondi tenterà di intervenire tagliando gran parte di questi enti inutili.

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