Prove tecniche di flirt di “flirt” tra i democratici e Casini: che farà il leader di Sel? Nichi prepara la strategia

Nichi Vendola

Nichi Vendola è all’angolo. Della foto di Vasto e della sinistra unita rischia di restare uno sbiadito ricordo che lascia spazio all’abbraccio “mortale” con i moderati. L’avvicinamento tra il segretario del Partito democratico (Pd) Pier Luigi Bersani e il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha messo alle strette il leader di Sinistra ecologia e libertà (Sel). Convinto comunque che per Bersani ci siano guai in arrivo.

«Pd e Udc insieme non vanno da nessuna parte», spiega a Lettera43.it il responsabile esteri dei vendoliani Gennaro Migliore. «Se si uniscono per sostenere ancora il governo di Mario Monti o politiche che si rifanno al montismo, il Pd inizierà a perdere voti».

E Vendola è pronto a intercettarli. Perché il leader di Sel non ha alcuna intenzione, per il momento, di guardare alla sua sinistra, ai vari Paolo Ferrero & Co., con cui i rapporti non si sono più ricuciti dopo la scissione di Rifondazione comunista.

E il governatore pugliese non crede nemmeno alla nascita di un eventuale partito della Fiom, di cui si discute molto negli ultimi tempi dalle parti della sinistra radicale.

Quindi, in teoria, non gli resta che Antonio Di Pietro, con cui venerdì 29 giugno alla Camera terrà una conferenza stampa dal titolo emblematico: «Costruire l’alternativa per cambiare l’Italia».

Ma questa mossa potrebbe anche servire solo a mettere pressione al partito di Bersani. L’obiettivo principale del governatore pugliese, infatti, rimane quello di una grande coalizione di centrosinistra che comprenda Pd, Sel, Italia dei valori (Idv).

E anche Casini non viene escluso a priori. «Non abbiamo nulla contro l’Udc, ma guardiamo alla sostanza», spiegano dalla sede di Sel, «vogliamo costruire un partito forte che non rinunci ai valori della sinistra, come ci chiedono l’elettorato nostro e quello del Pd. Quindi stop al montismo e a tutto quello che ne consegue e rafforzamento dei nostri valori, a partire dalle battaglie civili. Che cosa dice Casini, per esempio, sulle unioni gay?».

Vendola è al bivio: spaccare il Pd o conquistare una fetta dei voti democratici e ha già messo i paletti ai dimeocratici.

«Il centrosinistra continua ad avere lo sguardo sui moderati, come dimostra la possibile intesa tra Bersani e Casini, e non si accorge che milioni di persone, moderatissime nei loro comportamenti, avevano chiesto di non privatizzare beni essenziali». Chiedendo di tornare «al popolo delle primarie che, insieme con quello dei referendum, sono i veri alleati».

Molto, naturalmente, dipenderà dalla legge elettorale. Ma il governatore è ancora convinto che l’alleanza col Pd possa andare in porto.

Del resto, il dialogo tra gli esponenti dei due partiti continua.
E, nello stesso Pd, sono in tanti a non voler escludere Sel. «L’alleanza va da Casini a Vendola. Sia chiaro: non si tratta di sostituire ma di allargare. E per noi è imprescindibile farlo con Sel», ha osservato Dario Franceschini sul Corriere della Sera. E dello stesso avviso è Debora Serracchiani.

Opinione, questa, molto diffusa nel partito di Bersani. E pure lo stesso segretario preferirebbe un centrosinistra ampio, da Casini a Vendola, escludendo Di Pietro, con cui i rapporti sono peggiorati nelle ultime settimane.

Per questo, il Nichi ha davanti due strade: da una parte puntare a spaccare il Pd, allargando le divergenze tra i pro-Casini e i pro-Sel. Dall’altra, se Sel verrà esclusa da Casini e Bersani, puntare a conquistare una discreta fetta dei voti democratici.

«Alla fine l’alleanza si farà, anche perché hanno tutti da guadagnarci: Vendola potrà tornare in parlamento, Bersani diventerà premier e Casini, forse, presidente della Repubblica», spiega un deputato del Pd.

Uno schema a confronto del quale la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto sembra un triciclo. A patto però di non fare la stessa fine dei “progressisti” nel 1994. Magari, questa volta, per colpa di Beppe Grillo.

© Riproduzione Riservata

Commenti