Camera approva la riforma. Via libera definitivo al testo. Il ministro scatena polemiche e poi fa dietrofront. “C’è intesa con i partiti, governo pronto ai cambiamenti”

Elsa Fornero

La maestrina colpisce ancora. L’Aula della Camera ha definitivamente approvato la riforma del mercato del lavoro, che ora diventa legge.

I voti a favore sono stati 393, 74 quelli contrari, 46 gli astenuti.

In giornata era arrivata la fiducia al quarto articolo della riforma del lavoro con 438 voti a favore, 75 contrari, 28 astenuti. In mattinata l’Aula aveva detto sì alla terza fiducia con 447 sì, 76 no, 27 gli astenuti.

Ma a scatenare un putiferio è ancora la Fornero. «Continuo a considerare questa riforma una buona riforma – dice il ministro del Lavoro, Elsa Fornero – Il lavoro fatto al Senato èun buon lavoro. Abbiamo realizzato un buon equilibrio. Nessuno ha mai avuto la pretesa di avere la chiave in tasca per la soluzione dei molti problemi che affliggono il mercato del lavoro».

«Capisco il sacrificio fatto dalla Camera dei deputati per la limitazione della discussione – ha detto il ministro – Il governo è disponibile a cambiamenti, ma la cosa importante è far partire questa riforma che ha un insieme di elementi positivi: per i giovani, per gli ammortizzatori sociali, contiene le premesse perché l’apprendistato divenga una modalità di ingresso reale nel mondo del lavoro. In questa riforma ci sono molte cose che richiedono però di esere tradotte in pratica e ciò significa che bisogna porsi di fronte alle norme con spirito aperto, eventualmente per correggere qualcosa».

«Questa riforma non è perfetta, ma è buona, soprattutto per quelli che entrano nel mercato del lavoro – dice Fornero in un’intervista al Wall Street Journal – Stiamo cercando di proteggere le persone, e non il loro posto di lavoro. Deve cambiare l’atteggiamento delle persone. Il posto di lavoro non è un diritto, deve essere guadagnato, anche attraverso sacrifici».

«Sulla riforma del lavoro il governo ha avuto un dialogo di circa tre mesi con le parti sociali per arrivare ad un documento condiviso, che è stato approvato da tutte le parti sociali tranne la Cgil» dice Fornero a “Radio anch’io”. Stamani il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, aveva affermato che, a parte gli ammortizzatori sociali, meno si tocca e meglio è, perché d’altronde il ministro Fornero vuol toccare solo per peggiorare. «Cambiare idea è lecito – dice Fornero – ma l’approvazione c’era e il testo portato in Parlamento rifletteva quell’accordo che non era un compromesso ma un equilibrio».

«Le parole del ministro Fornero, nell’intervista del Wsj, sono aberranti – dice Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione comunista – Il lavoro in Italia è un diritto costituzionale. Si rilegga gli articoli 1 e 4, tra i principi fondamentali della nostra Carta costituzionale! La riforma che il governo sta blindando in queste ore con la fiducia alla Camera è un provvedimento pessimo, altro che buono: via libera ai licenziamenti con la demolizione dell’articolo 18 e precarietà per tutti. Per questo noi del Prc anche oggi saremo in piazza con i sindacati per dire no a questa riforma e a questo governo nemico dei lavoratori. E per questo presenteremo un referendum per ripristinare l’articolo 18».

Il Ministero: «Mai messo in discussione il diritto al lavoro». Dopo l’attacco di Ferrero, il ministero ha subito corretto il tiro. «Il diritto al lavoro non è mai stato messo in discussione, come non potrebbe essere mai, visto quanto affermato dalla nostra Costituzione». È quanto sottolineano al ministero del Lavoro, precisando che nell’intervista odierna con Wsj il ministro Elsa Fornero ha fatto riferimento «alla tutela del lavoratore nel mercato e non a quella del singolo posto di lavoro, come sempre sottolineato in ogni circostanza».

Bonanni: Fornero tocca solo per peggiorare. «Solo sul tema degli ammortizzatori sociali bisognerebbe allungare i tempi per utilizzare il nuovo criterio dell’Aspi, proprio per non creare difficoltà ai lavoratori – dice il leader della Cisl Raffaele Bonanni – Sul resto, meno si tocca e meglio e, d’altronde il ministro Fornero vuol toccare solo per peggiorare. Il rilancio si realizzerà solo se pagheremo meno le tasse, meno l’energia, se avremo più infrastrutture».

Nel giorno del via libera definitivo alla Camera del disegno di legge di riforma del mercato del lavoro, la Cgil promuove a Roma in piazza Montecitorio un grande presidio contro un provvedimento che giudica dannoso. Il sindacato annuncia che delegazioni di lavoratori provenienti da diverse regioni italiane si ritroveranno davanti al Parlamento oggi pomeriggio a partire dalle ore 14 per denunciare come il ddl Fornero sia «sbagliato e controproducente, per giudizio in primo luogo della Cgil ma anche di molte altre parti sociali». Oltre che nella capitale, presidi e scioperi sono previsti in tantissime altre città italiane, dice la Cgil.

«Una mobilitazione capillare per ricordare – si legge – come il ddl in approvazione sia iniquo e inadeguato perchè non combatte la precarietà, specie dei giovani, perché mantiene tutte le tipologie precarie nate dalla politica liberista dei Governi Berlusconi, non universalizza le tutele in caso di perdita del lavoro, anzi riduce drammaticamente la durata dei sussidi e non li estende a chi oggi ne è escluso». Due aspetti, insieme ad altri punti critici, che – dice la Cgil – rischiano di determinare «una recrudescenza della crisi».

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