Tra i “gioielli” dell’imprenditore Federico Marcaccini sottoposti in queste ore a confisca 2 immobili siti nella “Perla”. Beni per un valore complessivo di 115 milioni

Dia in azione a Taormina

Ancora guai per l’imprenditore Federico Marcaccini, 34 anni, coinvolto dal 2010 nell’operazione “Overloading”, in oggetto al traffico internazionale di droga gestito dalle cosche di San Luca.

La Direzione investigativa antimafia di Reggio Calabria ha eseguito un decreto di confisca beni e un sequestro, per un valore totale di 115 milioni di euro.

“Er Pupone” – così è soprannominato Marcaccini – viene ritenuto uno dei principali finanziatori dell’organizzazione criminale. Lavora nel settore immobiliare, ambientale e del commercio di autovetture, e nel 2010 è stato sottoposto ad un fermo di indiziato di delitto nell’ambito della citata operazione condotta dalla Procura Distrettuale di Catanzaro nei confronti di 77 persone, a vario titolo accusate di traffico internazionale di stupefacenti.

In queste ore sono arrivati altri sviluppi. C’é anche l’immobile affittato alla società di gestione del teatro Ghione di Roma tra i beni confiscati stamane dal personale della Dia di Reggio Calabria a Marcaccini. La società di gestione del teatro è comunque estranea al provvedimento ed a tutta la vicenda.

Tra i beni sottoposti a confisca compaiono anche un immobile a 4 piani in una zona centralissima di Roma; un fabbricato con 10 unità immobiliari in via Ripetta; tre immobili adibiti a garage e magazzini per complessivi 1.800 metri quadrati; due immobili adibiti ad uso alberghiero a Taormina (dove nei mesi scorsi era già risultato proprietario dell’Hotel Villa Kristina), due ville con ampio parco annesso a Sabaudia ed altre villette ed appartamenti a Fabrica di Roma, Mentana e Rignano Flaminio.

Le 32 società confiscate, inoltre, operano principalmente nei settori immobiliare, edilizio, ricerca e sviluppo per l’ambientale, commercio e gestione servizi aeroportuali.

Dagli accertamenti patrimoniali disposti dal Direttore della Dia, Alfonso D’Alfonso, era emersa una sproporzione tra i redditi dichiarati da Marcaccini e la disponibilità di beni e società che erano effettivamente in suo possesso.

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