Palazzo Madama pronto a ridurre il numero delle poltrone, ma alla fine saranno solo quattro in meno

tagli fantasma al Senato

La dieta è solo un piccolo fioretto. Dopo aver dato l’ok al taglio dei deputati da 630 a 508 posti, mercoledì al Senato tocca discutere della sforbiciata ai senatori e questa volta potrebbe essere in versione bonsai: solo quattro.

Scoperta l’operazione faticosa da fare, è stato trovato l’escamotage, ovvero un Senato con una composizione “a geometria variabile”: meno poltrone, sì, ma che possono arrivare ugualmente a 311, ovvero solo quattro in meno delle attuali 315.

Sul tavolo della commissione Affari Costituzionali si sta discutendo, infatti, dell’articolo 2 delle riforme rinviato in commissione per un approfondimento e sul quale la Lega ha presentato un emendamento che introduce il “Senato federale” (che il Pdl è pronto a votare anche se con qualche aggiustamento).

Il testo, a prima firma dell’ex ministro Roberto Calderoli, prevede da una parte i senatori ‘effettivi’, quelli eletti direttamente, sono infatti ridotti da 315 a 250, ma a questi vanno aggiunti 40 senatori ‘regionali’ (2 eletti da ciascuno dei 19 consigli regionali piu’ 2 rappresentati uno della provincia di Trento e uno di Bolzano) che hanno diritto di voto sulle materie concorrenti, per un totale di 290 componenti dell’assemblea. Se a questi si aggiungono 19 presidenti delle regioni e due delle province autonome che possono partecipare ai lavori (ma senza diritto di voto), la quota arriva a 311.

Il Pd e l’Udc hanno subito storto il muso: ”Un meccanismo che difficilmente può funzionare”, sottolinea il capogruppo Udc, Giampiero D’Alia. Una ”cosa un po’ confusa che non si può certo chiamare Senato Federale”, dice il senatore e costituzionalista del Pd Stefano Ceccanti. Il testo dell’intesa ‘Abc’ prevedeva il taglio da 315 a 254 dei senatori più una commissione paritetica per le materie concorrenti.

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