Cena di gala a “La Plage”, resort in amministrazione giudiziaria il cui proprietario è finito in manette per riciclaggio, associazione camorristica e maxi-evasione fiscale. Ospite della serata glamour anche un ministro

l'imprenditore Fedele Ragosta

Sabato sera è iniziata a Taormina la 58a edizione del Festival del Cinema. Nello splendido scenario del Teatro Antico si è svolta la prima (turbolenta) serata della rassegna cinematografica, movimentata dalla lite tra Michele Placido e il pubblico.

Per il ”battesimo” del festival non poteva mancare una sfarzosa cena di gala in un albergo di lusso.

E Taormina Arte – o, per togliere dall’imbarazzo qualcuno, diciamo più semplicemente “l’organizzazione del Festival” – quale location ha scelto? Hotel La Plage.

Il prestigioso resort – così si legge in un comunicato stampa diffuso dalla comunicazione dell’albergo il 18 giugno scorso – accoglierà il 23 giugno alcuni dei protagonisti simbolo della 58° edizione del Taormina Film Festival. La serata inaugurale sarà un appuntamento molto glamour e all’insegna di un’iniziativa charity. La Plage Resort è incastonato in un angolo di paradiso sulla spiaggia più suggestiva di Taormina, di fronte a Isolabella. Il menù della serata delizierà gli ospiti con piatti ispirati alla tradizione siciliana e a km zero, perfettamente “fusi” con quelli della tradizione mediterranea, per esaltare ancora di più le prelibatezze del territorio. Anche la selezione di drink sarà molto esclusiva con oltre 400 etichette selezionate da un esperto sommelier e con il Fusion bar che presenta un’ampia scelta di prodotti molto ricercati (whisky giapponesi o selezioni di oltre 20 grappe uniche), cocktail unici come il “Ragosta Luxury Cocktail Swarovski” servito in bicchiere swarosky con foglie d’oro e distillati rari”.

Prelibatezze a tavola, panorama mozzafiato, alto godimento glamour e vip. E tra gli ospiti della cena a “La Plage” è arrivato persino un autorevole rappresentante del Governo Monti, il ministro della Pubblica Istruzione Francesco Profumo.

Il ministro tecnico “ha accettato l’invito a partecipare ad alcune fasi del festival e ha presenziato alla serata inaugurale al Teatro Antico e gli appuntamenti conviviali come il cocktail e la cena di apertura al festival che si è tenuta nella suggestiva cornice della La Plage”.

Tutto impeccabile ed affascinante per l’inizio del Festival del Cinema, in un luogo da favola  rilevato qualche anno fa dalla famiglia Ragosta, originaria di San Giuseppe Vesuviano e proprietaria di una holding di punta del polo industriale meridionale, capace di fatturare 200 milioni di euro e con mille dipendenti.

La Plage, in verità, non è nuova ad ospitare Taormina Arte, il Festival e le star del jet set. Qui si è svolta anche nel giugno 2010 la cena di gala organizzata per l’apertura del Tao Film Fest, in una serata che ha visto, tra gli altri, la presenza dell’attore americano Robert De Niro (accompagnato dalla moglie Grace Hightower) e lo stilista Valentino. Nel giugno 2011, sempre nell’ambito del Tao Film Festival, si è tenuto un party con Oliver Stone e Matthew Modine.

Tutto ineccepibile se non fosse che l’albergo dove Taormina Arte ha organizzato la cena di gala ha avuto qualche piccolo problemino. La Plage è stato, infatti, posto sotto sequestro dalla magistratura – con la conseguente disposizione di riapertura del resort in stato di Amministrazione giudiziaria – a seguito di queste notizie riportate, a partire dal 19 marzo scorso, sulle pagine di tutti i quotidiani italiani e dalle tv nazionali.

“Decapitato il gruppo Ragosta, una delle realtà industriali più grandi del Mezzogiorno. Nell’ambito di un’indagine della Guardia di Finanza di Napoli – scrive il Mattino (edizione del 19/93/2012) – sono state eseguite 22 ordinanze di custodia in carcere, 25 ai domiciliari e 13 divieti di dimora a Napoli. L’indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Federico Cafiero de Raho, e dai pm Francesco Curcio, Alessandro Milita e Ida Teresi è concentrata sulle attività degli imprenditori Ragosta che, attivi nel settore siderurgico, nel corso degli anni hanno messo in piedi un vero e proprio impero economico con l’acquisto, tra l’altro delle Acciaierie Sud, di alberghi a Taormina e a Vietri sul Mare, un palazzo storico a Roma e del biscottificio Lazzaroni. Secondo quanto emerso dalle indagini, i Ragosta avrebbero reimpiegato denaro del clan Fabbrocino che opera nella zona vesuviana”.

Nelle disavventure dei Ragosta anche l’accusa di aver dato luogo – scrive “Il Sole 24 Ore” ad un “Mercato delle sentenze“; sentenze appunto tributarie e per questo sono finiti in manette 16 giudici tributari che sarebbero stati corrotti per aggiustare provvedimenti in materia di contenziosi con lo Stato.

Un sistema di “corruttela” e maxi-evasione fiscale che, per i pm napoletani, vedeva coinvolti componenti della commissione, avvocati e commercialisti. “Un sistema – hanno dichiarato i  vertici della Guardia di Finanza – da attacco frontale al sistema Paese. In una fase drammatica dal punto di vista della crisi economica e finanziaria, la lotta dell’evasione va a finire in Commissione tributaria dove si deve vagliare la bontà dell’azione svolta da noi come Corpo di Guardia di Finanza, e vedevamo vanificato il nostro lavoro attraverso degli scambi. Dicevano che era lo Stato a dovergli dare dei soldi e non viceversa”.    

Chissà – si legge sul Corriere della Sera del 20 marzo 2012 – quando potrà nuovamente gustare il suo amato risotto con agrumi servito in costiera amalfitana e gli spaghetti con colatura di alici di Cetara dei quali è ghiotto. Fedele Ragosta di passioni ne ha tante e le ha raccontate una ventina di giorni fa al quotidiano economico Italia Oggi: le auto Bentley, le scarpe Tod’s, le cravatte di Marinella, gli orologi Vacheron Constantin. Sicuramente, però, avrà più tempo per coltivare un altro suo hobby, divorare quei romanzi di Wilbur Smith che tanto ama. L’imprenditore è alla testa di un impero che spazia dalla siderurgia all’immobiliare, dall’alimentare al turismo. Una holding capace di fatturare circa 200 milioni e di dare lavoro a un migliaio di persone, tra dipendenti diretti e occupati nell’indotto. Un fatto è certo, la famiglia Ragosta ha da sempre avuto un vero e proprio bernoccolo per gli affari cogliendo al volo le opportunità offerte dalle aste fallimentari.

In appena una quindicina d’anni i tre fratelli, Fedele, Giovanni e Francesco, sono riusciti a costruire una conglomerata tra le più importanti del Mezzogiorno. Il primo a lanciarsi nel commercio e in piccole attività industriali era stato il nonno materno, Francesco Perillo: erano i primi anni ’80 e lui cominciava a farsi strada con un’aziendina di rottamazione di prodotti siderurgici. Negli anni ’90 il padre dei tre fratelli, Giuseppe, fu ucciso in un agguato che aveva tutte le caratteristiche di un’esecuzione di stampo malavitoso. Le attività della famiglia Ragosta cominciarono a San Giuseppe Vesuviano, dove già nel 1984 c’è il primo stabilimento siderurgico del gruppo. Dopo poco tempo aprono la seconda unità produttiva, a Pomigliano, per la trasformazione dei prodotti dell’acciaio.

Nel ’93, nel terzo stabilimento siderurgico, a Palma Campania, giunge dalla Gran Bretagna un modernissimo macchinario che serve a demolire e recuperare i materiali ricavati dalle vecchie autovetture. Nel ’99 acquistano da una procedura fallimentare lo stabilimento di Casoria delle ex Acciaierie Sud, che occupa circa 200 unità e lavora il tondino di ferro per il cemento armato. E’ la svolta verso la nascita del grande polo meridionale dell’acciaio. Appena quattro anni dopo i Ragosta acquistano in Texas un impianto nuovissimo e ancor più avanzato tecnologicamente, grazie al quale riescono a partecipare a a vincere gare d’appalto indette dalle principali aziende italiane, sia pubbliche che private: Ferrovie, Enel, Alenia, Fiat, ministero della Difesa. Al punto da diventare una delle imprese chiamate a demolire gli armamenti militari così come previsto dall’accordo di disarmo Salt tra la Nato e il Patto di Varsavia.

il ministro Profumo a "La Plage"

Ma ormai la sola siderurgia sta stretta ai fratelli Ragosta che reinvestono i soldi guadagnati con l’acciaio in altri settori, allo scopo di diversificare le attività. La scelta di scommettere sull’alimentare è fatta nel 2008, appena quattro anni fa: puntano la Lazzaroni, un brand notissimo, titolare del marchio Amaretti di Saronno, che versa in gravi difficoltà economiche. Appena comincia a gestirla la famiglia Ragosta il trend si inverte e già nel 2011 riescono a ottenere una crescita del fatturato del 27%, toccando i 28 milioni. Oltre alla Lazzaroni acquisiscono anche altre due società del settore, la Antica Pasteria e la Biorigin. Ma anche due sole divisioni, la Ragosta Steel e la Ragosta Foood, non placano le ambiziose mire di questi imprenditori d’assalto, che guardano con interesse all’immobiliare e al turismo. L’occasione di lanciarsi nel Real Estate, creando una terza omonima divisione, la offre nel 2003 la cartolarizzazione degli immobili pubblici dismessi attraverso l’operazione Scip.

I Ragosta fanno man bassa diventando una potenza nel comparto: oggi il gruppo possiede immobili per 700 milioni in tutt’Italia, tra i quali importanti complessi immobiliari dati in affitto a enti statali. Nel corso di una trasmissione di Report con Milena Gabbanelli emerge che il gruppo avrebbe comprato per 3 milioni un complesso che secondo l’Agenzia del Territorio ne vale quasi 17. Fedele Ragosta, intervistato nel corso del programma, replicava a muso duro: «Non è così, perché, se ne valeva 17, lo dice il mercato, se è stato in vendita per tre anni e nessuno l’ha comprato a 5 milioni, perché dovrebbe valerne 17?».

Oggi quelle torri sono dell’Immobilgest, società del gruppo imprenditoriale di San Giuseppe Vesuviano, ma si è aperto sulla vicenda un contenzioso giudiziario. La stessa conduttrice Gabbanelli ha riconosciuto che «se Ragosta ha partecipato a un’asta dove paghi uno e porti a casa tre, non è stata certo colpa sua. E infatti l’indagine penale a suo carico è stata archiviata». Infine è la volta del turismo, in particolare degli alberghi. Nel 2005 rilevano dall’ennesima asta fallimentare l’hotel Raito di Vietri sul mare, poco dopo tocca al Relais Paradiso sempre nella splendida cittadina della costiera amalfitana. Ma il loro sguardo è a 360 gradi e gli acquisti si susseguono: la Plage resort di Taormina e, per ultimo, Palazzo Montemartini a Roma.

In tutti Felice Ragosta vuole splendide e lussuose spa, per la clientela di grido che li frequenta ma anche per se stesso e i suoi familiari che non disdegnano di frequentarli appena possono. Il gruppo vanta una liquidità sorprendente, ma certo non bastano i ricavi delle diverse attività che pure vanno a gonfie vele, servono banche che appoggino le diverse operazioni di acquisizione: si fanno avanti soprattutto tre aziende di credito, Banco di Roma, Meliorbanca e Unicredit. E poi – conclude il Corriere della Sera – c’è sempre la valvola di sfogo dei fondi pubblici per chi investe al Sud: e i Ragosta non la disdegnano certo, ma anzi attingono a piene mani dai fondi della legge 488 che incentiva le nuove attività imprenditoriali nelle aree meridionali”.

Dietro c’è – affermano gli inquirenti -la longa manus della camorra. Un’accusa respinta però con fermezza dal legale di Fedele Ragosta. ”La procura non può accusare il gruppo Ragosta di essersi arricchito con l’evasione tributaria e, contestualmente, di non riuscire a giustificare la provenienza della sua ricchezza – afferma l’avvocato Mario Papa -. Soprattutto non può accusare Ragosta di riciclare il denaro della camorra quando qualsiasi forma di riciclaggio è stata nettamente esclusa da un decreto di archiviazione emesso appena qualche mese fa”.

Altri sviluppi ci sono stati in seguito e ad aprile – va comunque aggiunto – e il Tribunale del Riesame ha detto che “Il Gruppo Ragosta non ha alcun legame con la camorra”, annullando l’ordinanza custodiale nei confronti di uno dei fratelli Ragosta (Giovanni), Raffaele Esposito, amministratore della D. Lazzaroni Spa e della Sapori Italia srl del Gruppo di Fedele Ragosta. Scarcerato anche l’altro fratello Ragosta, Francesco.

Il Tribunale della Libertà di Roma, in merito alla vicenda riguardante la corruzione dei giudici della Commissione Tributaria di Napoli, lo scorso maggio ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare e rimesso in libertà Fedele Ragosta per il reato di corruzione”. Sempre l’avvocato Papa ha specificato che “Ragosta rimane detenuto solo per il reato di reimpiego di capitali”.

In definitiva, chi abbia ragione e chi torto, se i Ragosta siano colpevoli o estranei a queste incresciose vicende non spetta a noi dirlo e francamente nemmeno ci importa. Saranno i tribunali a stabilire la verità e bisogna essere garantisti. Sino al terzo grado di giudizio in Italia si è tutti innocenti.  

Non volendo esprimere alcun commento nel merito di queste vicende giudiziarie, il cui corso compete esclusivamente alle preposte sedi giudiziarie, ci limitiamo in conclusione ad una (incontrovertibile) ricostruzione di alcuni fatti avvenuti.

Il Festival del Cinema di Taormina – analogamente alle più recenti edizioni -ha celebrato il 23 maggio 2012 la serata di gala che inaugurava la rassegna… in un albergo (alla presenza di un ministro del governo italiano) dal 19 marzo scorso posto sotto sequestro dalla magistratura e attualmente aperto in Amministrazione giudiziaria, il cui proprietario è finito in carcere. Le ipotesi di reato contestate alla proprietà dell’albergo sono: collusione con un clan della Camorra, riciclaggio, corruzione e maxi-evasione fiscale. Accuse che i vertici della Guardia di Finanza hanno definito: “un sistema da attacco frontale al sistema Paese”.  

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