Gli azzurri di Prandelli dominano contro la squadra di Hodgson e conquistano la semifinale degli Europei. Il trionfo arriva ai rigori. Giovedì sfida alla Germania  

Gigi Buffon esulta

Al termine di una gara memorabile, dominata dal primo all’ultimo minuto, l’Italia vola in semifinale superando l’Inghilterra nell’Europeo di Ucraina-Polonia. Scacco matto, ai sudditi della Regina. Il tripudio, sofferto ma quanto mai meritato, ai calci di rigore contro l’avversario più difficile, nel degno epilogo di una partita che si consegnerà alla storia.

Una storia fatta di difesa blindata e ripartenze che tante volte ha fatto disperare i nostri avversari e che stasera poteva rivoltarcisi contro, per una nemesi storica che ci aspettava al varco degli undici metri. Ma il racconto di un’Italia sbattuta fuori da un catenaccio avversario è storia ancora da scrivere e non si scrive questa sera, sul libro verde del campo di Kiev, dove invece va in scena l’uscita dell’Inghilterra e del suo fallito tentativo di passare il turno ‘all’italiana’.

Formazioni scontate, nonostante il timido tentativo di pretattica di Prandelli: conferma per Abate terzino destro, Montolivo a prendersi il posto di Motta, di punta Cassano e Balotelli che torna titolare. Hodgson col tandem annunciato Welbeck-Rooney e le chiavi della squadra a Gerrard. Degli azzurri la prima occasione, e che occasione: è il 4′ quando Marchisio dalla fascia destra vede De Rossi libero al limite dell’area, fantastica la conclusione al volo, un esterno sinistro a uscire che batte Hart e si stampa sul palo interno. Un minuto dopo replica inglese, con una bella combinazione Johnson-Milner-Johnson che porta l’esterno a tu per tu con Buffon: parata da futsal, una smanacciata sul destro da due passi dell’avversario e pallone bloccato in due tempi. Inizio pirotecnico della gara con l’Inghilterra che passato lo spavento si lancia avanti: Johnson sembra Dani Alves saltando Balzaretti con irridente facilità, simbolo di una nazionale che non sembra proprio la diligente scolaresca descritta in questi giorni quasi come fosse in gita in Polonia, uno sparring partner quasi amichevole nella sua prevedibilità tattica. Il primo quarto d’ora spazza infatti via l’inspiegabile ottimismo della vigilia, travolto dalle folate inglesi maestri come sempre di carica agonistica e spirito sportivo. Rooney prima prova l’assist per Welbeck, controllato da Bonucci, poi ci grazia in tuffo di testa, ancora su un’iniziativa di Johnson.

E l’Italia? Con Montolivo ad impatto zero sulla partita per intensità e qualità, resistiamo alla carica avversaria e ci aggrappiamo a chi la classe ce l’ha davvero: Pirlo, che al 25′ imbecca Balotelli con un lancio dalla precisione chirurgica che il numero 9 vanifica regalando un déjà vu dell’azione sprecata contro la Spagna (Terry gli recupera venti metri in un lampo); e sei minuti dopo Pirlo, Cassano che sulla tre quarti e spalle alla porta offre una magia al compagno di reparto: assist sprecato in un’improbabile tentativo acrobatico. Ma l’Italia si è ripresa possesso e partita e ci crede, perché Barzagli e Bonucci riprendono a disinnescare Rooney e perché l’ultimo quarto d’ora del primo tempo è la Zona Cassano: prima prova il tiro da fuori e poi, con tenacia pugliese, a tre minuti dalla fine cerca nuovamente di far segnare Balotelli, mettendogli di testa il pallone a due metri dalla porta di Hart: anticipo di gran potenza su Lescott e Terry ma conclusione di punta alta sulla traversa, ancora niente da fare e calci al palo per sfogare il nervosismo. Mario prova a tornare Super a un minuto dal termine, con un siluro da fermo da distanza siderale che non inquadra la porta, e chiude il primo tempo nella maniera peggiore, con un battibecco con De Rossi che si infuria per il dito davanti alla bocca mostratogli dal compagno di squadra.

Si rientra senza cambi, con Balotelli e De Rossi pacificati da Cassano e il festival delle occasioni sprecate che può continuare: De Rossi di sinistro al volo in area piccola, Balotelli sottoporta e Montolivo sulla ribattuta si divorano in 10′ tre limpide possibilità. Hodgson sveglia i suoi inserendo Carroll e Walcott per Welbeck e Milner, restituendo pericolosità agli inglesi quantomeno con il lancio lungo: proprio su una sponda del pennellone del Liverpool Young mette i brividi agli azzurri. Abate ha qualche problema muscolare ma tiene duro, con Prandelli che non cambia. L’Inghilterra si rintana in difesa, un muro bianco sulla linea dell’area di rigore respinge tutte le conclusioni azzurre. Per forzare il catenaccio inglese il ct decide di togliere Cassano per Diamanti, non prima che Gerrard su punizione spaventi Buffon. Ma anche De Rossi ha problemi, deve entrare Nocerino. Diamanti scalda subito il sinistro, ma anche Abate non ce la fa e con l’ingresso di Maggio terminiamo le sostituzioni entrando nei supplementari.

Henderson per Parker la mossa finale di Hodgson che apre l’overtime. Maggio, diffidato, si becca il giallo e subito dopo Balotelli prova il destro, centrale. Un palo di Diamanti con un tiro cross è l’occasione più pericolosa: è il fantasista del Bologna il più pericoloso anche negli ultimi 15′ con l’assist per Nocerino che di testa segna ma in fuorigioco, per la disperazione della panchina e dei tifosi azzurri.

Calci di rigore, l’ultima volta (2004 col Portogallo, 2008 con la Spagna) furono fatali a entrambe. Balotelli sfida Hart, suo compagno di squadra, e non sbaglia. Gerrard supera Buffon piazzando in basso a destra del portiere, stesso angolo di Supermario. L’errore di Montolivo, il pupillo di Prandelli, è l’emblema dell’Europeo delle scelte del ct, con Rooney che porta avanti gli inglesi. Ma non è finita. Pirlo scucchiaia con calma olimpica, dando un segnale di serenità a tutti. E il siluro di Young che si infrange sulla traversa riporta il risultato in parità. Nocerino, da promuovere titolare senza altre discussioni, trasforma lucido e preciso; non così Ashley Cole che si fa ipnotizzare da Buffon. L’ultimo tocca a Diamanti, siamo a 11 metri dalla semifinale: e Diamanti non sbaglia e ci porta tra le prime quattro d’Europa, per una sfida alla Germania che richiama un’altra pagina di storia.

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