Cardinal Bertone verso le dimissioni a ottobre. Corvi e veleni ora spingono la Santa Sede a rifarsi il “trucco”

il cardinal Tarcisio Bertone

Qualcosa, per un verso o l’altro, dovrà cambiare altrimenti la Chiesa romana  stavolta rischia sul serio di farsi travolgere dagli scandali.

Dopo veleni, scontri e “corvi” in Vaticano tira aria di cambiamento. I tempi del Papa non sono quelli della cronaca ma dalle sale blindatissime del Vaticano emergono due voci: Bertone è destinato a uscire e il prossimo segretario di Stato non sarà italiano.

Così il segretario di Stato del Papa, card. Tarcisio Bertone, continua ad essere oggetto di interpretazioni in chiave di lotte di potere tra ecclesiastici, e domenica tre grandi quotidiani nazionali sono in edicola con la stessa lettura degli impegni presi venerdì dal Pontefice: avrebbe incontrato i capi-dicastero in mattinata e poi cinque esperti cardinali nel pomeriggio non per essere aggiornato sulla situazione, bensì a titolo di consultazioni, in vista della scelta di un nuovo segretario di Stato. Il cambio della guardia è fissato da alcuni media in autunno, da altri in dicembre, e c’è chi si spinge a ipotizzare che il successore di Bertone non sarà un italiano.

Mentre il Papa, che ha avuto nuovamente il sostegno anche del card. Carlo Maria Martini (“gli inferi non prevarranno contro” la Chiesa), la commissione cardinalizia e i magistrati perseguono i propri compiti nella vicenda e nelle implicazioni della fuga di documenti, è opportuno attenersi ai fatti.

Un fatto è che solo il Papa sa se vuole o meno sostituire il card. Bertone, al quale ha riconfermato anche lo scorso maggio la fiducia. Un altro fatto e’ che Benedetto XVI non prende decisioni di nessun tipo, tanto meno fa scelte tanto importanti per il bene della Chiesa, sulla spinta di pressioni mediatiche o di chicchessia. Altro elemento di valutazione e’ che l’eta’ non c’entra: la rinuncia all’incarico Bertone l’ha regolarmente presentata al compimento dei 75 anni, il Papa l’ha respinta e gli ha detto di restare al suo posto. Se Benedetto XVI lo desidera, il porporato piemontese puo’ essere segretario di Stato, e tanto meno conta a quanti anni ha lasciato il predecessore, Sodano.

Non solo infatti il salesiano compirà 78 anni il prossimo dicembre mentre Sodano lasciò la segreteria di Stato un mese e mezzo prima di compierne 79. Ma soprattutto Sodano era stato ereditato da Benedetto XVI, e ogni nuovo Papa, nei tempi opportuni, si sceglie il segretario di fiducia.

Una questione non trascurabile, infine, e’ che Benedetto XVI sta affrontando un problema globale, che coinvolge certo anche aspetti di ”governance”, che ma non puo’ essere ridotto al cambio o meno di una persona, fosse pure il segretario di Stato. E si percepisce in Vaticano un certo dolore per la riduzione di tutto il lavoro di tutti coloro che in curia sono anche per definizione ”al servizio” della Chiesa, a una questione di cambi di poltrone e lotte di potere.

”Non condivido la tendenziosita’ e la prospettiva di questi articoli, – ha detto all’Ansa il portavoce vaticano padre Federico Lombardi nel merito di quanto pubblicato oggi dai quotidiani – perche’ si danno letture molto parziali degli incontri di ieri, e non ha senso leggerli in chiave negativa nei confronti del segretario di Stato che tra l’altro nell’incontro dei capi-dicastero, ha svolto come d’abitudine il suo ruolo di primo piano. Il segretario di Stato – ha aggiunto padre Lombardi – e’ ben presente alla riflessione del Papa, svolge un ruolo centrale, e non possiamo ogni volta che partecipa o non partecipa a un incontro leggere questo fatto come un segno di appoggio o no da parte del Papa”.

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