La bambina indiana è rimasta 86 ore in attesa di soccorsi: troppe esitazioni prima di raggiungerla

la piccola Mahi

Mahi non ce l’ha fatta. I soccorritori non sono riusciti a raggiungerla in tempo.

È morta la bimba indiana di cinque anni caduta mercoledì 20 giugno in un pozzo di 25 metri a Manesar, vicino a New Dehli.

Estratto dal pozzo, domenica 24, oltre 83 ore dopo l’incidente, il corpicino portato d’urgenza in ospedale ha smesso di respirare. I medici dell’Ospedale Civile di Gurgaon hanno spiegato che «Mahi era già morta quando è arrivata».

Disperata la mamma, Sonia, che ha denunciato di «essere stata chiusa in una stanza» e di «non avere ricevuto informazioni reali sulla salute della figlia».

Mahi ha tenuto con il fiato sospeso l’intera India, un po’ come era successo in Italia con la storia di Alfredino.

La vicenda infatti ha riportato subito alla mente la tragedia italiana di Alfredino Rampi, il bambino di sei anni morto nel giugno 1981 a Vermicino, vicino a Frascati, in un pozzo di 60 metri, nonostante lo sforzo prodotto per salvarlo. Il grosso dei soccorritori è arrivato sul posto giovedì 21.

Le tv hanno seguito non stop praticamente quasi da subito le operazioni di salvataggio. Dopo varie ore di esitazione sulla strategia da adottare per raggiungere la piccola sul fondo del pozzo, un fatto denunciato dai media, si è deciso di scavare un pozzo verticale parallelo a quello esistente, ma di due metri più profondo, e poi uno orizzontale per poter poi realizzare il salvataggio da sotto.

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