Avviate le complesse attività per rimuovere la nave dall’Isola del Giglio. In azione due società italiane

il relitto della Costa Concordia

Al via le operazioni finalizzate a liberare l’Isola del Giglio dall’enorme relitto della Costa Concordia, pericolosamente adagiato su un fianco. E’ un’operazione “mai realizzata prima”, dicono gli addetti ai lavori. Saranno necessari 300 milioni di dollari, interamente a carico dell’armatore e dell’assicurazione, e al lavoro attorno alla Concordia ci saranno più di 300 operai.

Le due ditte, l’americana Titan Salvage e la Micoperi, che hanno convinto con il loro progetto si dovranno servire di altre società che forniranno supporto e uomini, sono tutte italiane, una scelta simbolica.

Dal disastro della Concordia, che ha inferto un colpo durissimo alla credibilità del paese (anche per merito delle scelte del Comandante Schettino), dovrà essere un’occasione per “ripartire”. Questa è la logica seguita nell’assegnare l’appalto per la rimozione e il seguente smantellamento della nave. Il porto nel quale la Concordia verrà “smaltita” non è stato ancora stabilito, ballano due ipotesi: Livorno, come richiesto dal governatore della regione Toscana Rossi, e Palermo.

L’augurio è che non si apra uno scontro istituzionale, non sarebbe un bel messaggio. Intanto i lavori hanno preso ufficialmente il via. Si tratta di operazioni preliminari che consentiranno alle piattaforme mobili di operare più vicino possibile al relitto. Verrà presto tagliato l’albero della nave, lo scivolo della piscina del ponte superiore e il fumaiolo giallo che riporta il simbolo della grande “C” sullo sfondo giallo.

Si tratta di una fase preliminare e che dovrebbe durare appena qualche giorno. Il progetto proposto da Titan e Micoperi è stato valutato sulla base della rapidità e sulla sua capacità di arrecare il minor danno possibile all’ambiente marino già duramente provato dal parziale affondamento della Concordia. Saranno necessarie una serie di trivellazioni nella roccia del fondale, lì verranno piazzati i pali che serviranno da sicura ai tiranti che consentiranno di lavorare in sicurezza nella zona al di sotto della chiglia della nave.

Questa prima parte dell’operazione sarà conclusa prima della fine dell’estate e sarà anche l’elemento che garantirà definitivamente la fine del pericolo che lo scafo scivoli più in profondità. La Concordia verrà poi riportata in posizione verticale e adagiata su una piattaforma sottomarina realizzata ad hoc. Con l’uso di enormi galleggianti si procederà poi a far ritornare oltre la linea di galleggiamento la nave allo scopo di poterla trainare via dalle acque dell’Isola del Giglio.

Le due ditte hanno assicurato come termine massimo 12 mesi, entro un anno la Concordia sarà stata portata via, ma la speranza è di riuscire ad accelerare le operazioni concludendole entro la fine di febbraio. Gli abitanti dell’Isola del Giglio e le autorità locali, una zona che vive essenzialmente di turismo e di pesca, hanno ottenuto ampie rassicurazioni. Il monitoraggio ambientale sarà particolarmente scrupoloso, tutti i materiali utilizzati per issare la Concordia saranno rimossi e secondo gli ingegneri il 90% della vegetazione marina sarà salvaguardata.

Le analisi condotte fino ad ora hanno dimostrato la “tenuta” dell’ambiente, nonostante il pericolo di un disastro ambientale sia ancora lontano dall’essere definitivamente sventato. Dal punto di vista turistico la presenza della nave non ha portato danni all’economia locale, anzi in qualche modo la sciagura ha permesso di far conoscere in giro per il mondo l’Isola del Giglio e di avviare il macabro via vai dei curiosi che nei giorni successivi al naufragio si facevano (e si fanno) fotografare con il relitto sullo sfondo.

Riuscire a rimuovere in fretta il relitto consentirà alla compagnia Costa, già impegnata nelle complesse transazioni per i risarcimenti ai passeggeri, ai feriti e alle famiglie delle vittime, di far dimenticare un disastro che nel breve periodo ha certamente danneggiato il business delle crociere.

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