Senato vota l’arresto: 155 i sì, 13 i no. Pdl lascia aula. Ex tesoriere della Margherita: “avrò molto da dire ai pm”

Luigi Lusi

Il Senato ha detto sì all’arresto del senatore Luigi Lusi, l’ex tesoriere della Margherita accusato di aver sottratto 20 milioni alle casse del partito.

La giunta per le immunità aveva votato per il suo arresto non ravvisando elementi di “fumus persecutionis”.

Il voto dell’Aula è avvenuto a scrutinio palese (leggi: il caos sul voto segreto). La richiesta di arresto è passata con 155 sì, 13 no e un astenuto.

Il Pdl ha deciso di non votare, così come il leader dell’Api Rutelli, in quanto parte offesa nel processo. Dopo il voto Lusi ha deciso di costituirsi, recandosi al carcere di Rebibbia, senza aspettare l’arrivo delle Fiamme Gialle nella sua villa di Genzano.

«Sono una persona che sta vivendo un incubo» dice Lusi subito dopo il voto. Il senatore poi ha chiesto al commesso di avere il tabulato delle votazioni. Dopo aver guardato con attenzione il documento e averne sottolineato delle parti, ha rimesso tutte le sue carte nella borsa e ha lasciato il Senato, senza salutare nessuno. «Vi dispiace se dico che non ne approfitto ma vado dove devo andare», dice ai giornalisti uscendo dall’Aula. E aggiunge: «Non ho detto tutto, ci sono ancora approfondimenti da fare con i pm. Se lo vogliono».

L’interrogatorio di garanzia potrebbe svolgersi già nella giornata di domani. L’ex tesoriere comparirà davanti al gup Simonetta D’Alessandro, che il 3 maggio firmò il provvedimento con cui chiedeva l’arresto per il reato di associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita.

Il Senato ascolta in silenzio per circa mezz’ora l’intervento dell’ex tesoriere della Margherita. Quando finisce di parlare, in un’Aula attentissima e stranamente silente, nessuno gli stringe la mano o gli rivolge la parola, neanche il suo collega Alberto Tedesco, per il quale l’Aula di Palazzo Madama negò tempo fa l’autorizzazione all’arresto. Nella stessa fila, ma a cinque posti di distanza, il segretario dell’Api Francesco Rutelli ha ascoltato in silenzio l’intervento del suo ex amico prendendo appunti e inviando sms con il telefonino. Soltanto quando Luigi Lusi ha parlato di «un anomalo traffico telefonico di Rutelli per evitare che si chiedesse il voto segreto», l’ex sindaco di Roma ha scosso visibilmente la testa riprendendo a scrivere appunti.

Il Pdl è uscito dall’Aula al momento della votazione. La linea era emersa nel corso del gruppo al Senato. «Lasciamo la sinistra di fronte alle sue responsabilità: per questo non parteciperemo al voto», aveva annunciato il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri: «sappiamo bene di essere totalmente estranei a queste vicende e non volgiamo correre il rischio di essere strumento di un regolamento di conti altrui», aveva detto.

No a «dover trovare un colpevole per tutte le stagioni dentro a una storia che è decennale», ha detto Lusi durante il suo intervento in Aula. «Mi venga riconosciuto il diritto di accedere alle garanzie di un giusto processo senza inutili e fuorvianti misure afflittive – ha detto Lusi – senza inutili forzature che possono momentaneamente appagare l’antipolitica, tranquillizzare chi vuole un capro espiratorio o trovare un colpevole per tutte le stagioni dentro quella che invece è una complessa vicenda ultradecenale».

«Non è mai stato dato che dei dirigenti di partito inondino le tv con dichiarazioni per cui non avrebbero mai saputo alcunché sull’attività gestionale del proprio partito. Non è credibile che il tesoriere da solo abbia preso ogni decisione di spesa per 314 milioni, usando tra l’altro per 90 volte il bonifico che è il più tracciabile dei pagamenti, questo non solo non è credibile ma non è materialmente possibile», ha aggiunto.

«In un momento difficilissimo di crisi finanziaria sento il dovere di pronunciare parole di scuse personali, consapevole della necessità di un gesto di riparazione. Su questo caso c’è stata una campagna di stampa che non ha risparmiato né chi vi parla, né altri, soffermandosi su fatti di costume, penalmente irrilevanti. Su questi ultimi, in un momento difficilissimo sento il dovere di scusarmi», ha poi detto.

I 13 senatori che hanno votato contro l’arresto di Lusi appartengono in maggioranza al centrodestra e due al gruppo misto. I senatori del Pdl contrari sono: Diana De Feo; Sergio De Gregorio; Marcello Dell’Utri; Piero Longo; Marcello Pera; Guido Possa. I senatori di Coesione Nazionale sono Valerio Carrara; Mario Ferrara; Salvo Fleres; Elio Palmizio e Riccardo Villari.

Hanno votato contro, dopo averlo annunciato in Aula, anche il repubblicano Antonio Del Pennino ed Alberto Tedesco, entrambi del gruppo misto. Il senatore che si è astenuto è l’ex leghista Piergiorgio Stiffoni, ora passato al misto.

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